Settimana dei Bambini

del Mediterraneo 

13ª edizione

dal 17 al 23 ottobre 2011

Padre Ottavio Raimondo
 
 

Proposta N.1 Per la scuola media inferiore e la scuola media superiore

• Tipologia dell’attività: Dialogo cristiano islamico – incontro dibattito

• Durata: 1 h 30’

• Partecipanti: 2 classi per turno

L’attività nel dettaglio!

LA GIOIA DEL RACCONTARSI LA VITA La testimonianza di chi vive quotidianamente
la gioia dell'incontro

Lascio agli studiosi riflessioni più ragionate. Mi limito a raccontare la bellezza dell’incontro: la gioia del raccontarsi la vita. Presenterò momenti diversi, ognuno con una sua ricchezza: piccoli quadri di quotidianità che  possono arricchire la giornata che ci apprestiamo a celebrare. Alcuni di questi momenti li ho vissuti personalmente, altri me li hanno comunicati persone con le quali sto cercando di fare un cammino di dialogo.

Ogni episodio ha le sue ricchezze e i suoi limiti, ma tutti ci dicono che è possibile il dialogo raccontandoci la vita.

Ottobre 2009. K. è un giovane fuggito dal Congo, dalla zona confinante con l’Uganda. La sua famiglia è musulmana. Attraverso molte peripezie è arrivato a Pesaro senza documenti, senza permessi. Lo abbiamo accolto dandogli ospitalità a turno nelle case di alcuni giovani. Abbiamo preso contatti con l’ambasciata del Congo e lo abbiamo accompagnato a Roma dove è riuscito ad avere alcuni documenti. In un incontro di preghiera, in inglese, ha cominciato a lodare il Misericordioso che ha messo sulla sua strada un gruppo di giovani cattolici che gli hanno ridato speranza. Ci incontriamo quasi ogni giorno alla ricerca di una soluzione alla sua non facile situazione.

Una sera, ormai libero da paure, ci ha raccontato la sua vita e ha concluso: - Anche se dovessi essere respinto e ritornare al mio paese, vi ritornerei per raccontare a tutti come Dio è stato buono con me attraverso di voi. Settembre 2009. Ricevo una bella e-mail che riporto integralmente. Questa mattina ero allo schalet dei giardini Margherita a Bologna a prendere il ginseng con mia sorella per ristorarla dalla lunga camminata e un vecchietto di 80 anni, marocchino, vu cumprà è venuto per venderci qualcosa. Abbiamo cominciato a parlare. 

È 20 anni che vive in Italia, perciò parla bene l'italiano. Gli ho chiesto se sta facendo anche lui il Ramadan e mi ha risposto di sì: mangerà e berrà solo alla sera e pregherà 5 volte al giorno. Gli ho chiesto di pregare anche in quel momento e lui deposte le borse, ha iniziato una preghiera in arabo con una tal fede che mi ha coinvolto e anch’io mi sono trovata lodando e benedicendo Dio per la preghiera che quell’uomo innalzava, per la visibile dedizione che dimostrava al suo Dio, per la ricchezza delle diversità con le quali Dio ha popolato il creato, per il nostro padre Abramo che ci unisce e per il nome di Gesù e Maria  che anche se con colori diversi portiamo dipinti nei cuori. Alla fine gli ho chiesto di tradurmi qualcosa di quanto aveva pregato in arabo ed ha accennato a qualche acclamazione fatta ad Allah: Tu sei il misericordioso, Tu sei grande, Tu sei forte ecc. ecc. Se ne è andato felice sotto gli occhi esterrefatti di mia sorella che, diffidando senza mezze misure degli arabi, ci guardava sbigottita.

Settembre 2009. Davanti alla stazione ferroviaria di Pesaro vedo una persona del Nord Africa che saluto cordialmente come se ci conoscessimo da sempre. Gli dico: “Ma tu hai sete. Ti offro una bibita”. La risposta, molto cordiale ma decisa: “Fino a questa sera alle 20.00 non posso prendere nulla”. Gli ho detto che lo ammiravo e che pregavo per lui perché avesse la forza di seguire il Ramadan. “Io sono musulmano ma stimo voi cattolici che una maglia (canottiera) non me l’avete mai negata”. Ci siamo dati una forte stretta di mano e abbiamo pregato insieme perché nel mondo nessuno neghi mai una maglietta a nessuno.

E’ vissuto fino al 1975 in una colonia spagnola sa parlare questa lingua che mi permette di dialogare con loro. Il sabato alcuni della comitiva mi dicono se il giorno dopo non celebro Messa. Rispondo che non ho portato alcun segno particolare ma che ho con me un po’ di vino e un po’ di pane. Poi li invito ad andare dal responsabile del campo a fare la richiesta.

La risposta: “Quando siamo stati noi in Europa nessuno ci ha obbligati ad essere cristiani, qui non possiamo obbligarvi ad essere musulmani”. La celebrazione è stata meravigliosa alla presenza di numerosi musulmani, in mezzo alle sabbie del deserto mentre un ragazzo e una ragazza facevano da altare tenendo nelle loro mani un pezzo ci carta con il pane e un bicchiere con il vino. Il giorno dopo ci ha invitato a pranzo il presidente della repubblica Saharawi che ha voluto che l’ “imam cattolico” sedesse alla sua tavola e quando ci consegnò i distintivi della bandiera non me l’ha consegnato in mano ma l’ha appuntato sulla mia giacca rispondendo alla mia domanda in cui chiedevo il perché: “Abbiamo bisogno di diplomatici e di politici ma prima di tutto abbiamo bisogno di uomini di Dio”.

• Materiale occorrente: microfono e cassa per amplificare

oraimondo@emi.it

   
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