Settimana dei Bambini

del Mediterraneo 

13ª edizione

dal 17 al 23 ottobre 2011

Associazione Nuovi Profili
 
Giorni di presenza alla manifestazione: 18-19-20 Ottobre

Proposta N.1 Per la la scuola dell’infanzia e la scuola primaria

• Tipologia dell’attività:  lettura di racconti/fiabe tradizionali di alcune culture come quella araba e sud americana e laboratorio interculturale.

• Durata: 2 h

• Partecipanti: una classe per turno

L’attività nel dettaglio!

LE LINGUE NELLE FIABE

Finalità e obiettivi
Tradizionalmente la scuola è considerata uno spazio di trasmissione dei saperi e dei valori culturali di una società, una seconda famiglia dove s’intersecano teoria e pratica, in prospettiva di una costruzione completa del soggetto sociale. L’italiano è la lingua ufficiale di comunicazione ed è anche la piattaforma sulla quale tutti i soggetti, già da piccoli, sono spinti a confrontarsi. Il fenomeno migratorio e la comparsa nelle classi di neoautoctoni, portatori di nuovi elementi culturali ed identitari, tra cui una lingua madre estranea e non sempre vicina alla lingua italiana, hanno profondamente cambiato lo scenario scolastico e societario odierno. Spesso si discute su come questi “nuovi profili” societari possano venire “integrati” pensando ad essi come pezzi di un mosaico che fatica ad incastrarsi con gli altri elementi di un modello precostituito. Se si parte dalla convinzione che l’“estraneo” debba modellarsi al fine di venire incluso in quell’insieme prestabilito, si deve abbandonare l’idea di una globalizzazione planetaria, che prevede l’evoluzione dei modelli preesistenti. Si dà spazio così alla certezza che la cultura, attraverso i suoi arti come la lingua e gli usi e i costumi, sia un corpo solido intaccabile che ingerisce ciò che reputa necessario, tralasciando quello che considera superficiale.

La logica scolastica indirizza la propria azione formativa al singolo e non al gruppo, ma nel caso di alunni di origine straniera si registra il ricorrente riferimento ad essi come ad un gruppo, il quale manifesta la sua unione attraverso la condivisione di una lingua straniera. Spesso si tratta di una lingua non insegnata a scuola, soprattutto nelle primarie, che si manifesta nei tempi e spazi decisi dagli alunni stranieri stessi, a volte anche contro la volontà dell’insegnante. Oggi la lingua spagnola, araba, albanese e altre ancora, fanno parte del panorama linguistico e si manifestano non più solo in ambiente familiare, ma anche in quello scolastico. Nella stessa maniera in cui è cresciuta l’esigenza di fare scoprire ai bambini la propria lingua madre, al fine di prevenire una crisi identitaria, attraverso la riscoperta delle loro appartenenze, si è delineata anche un’emergenza legata alla graduale scomparsa dei dialetti che costituiscono parte importante del panorama culturale del paese. Gli effetti del processo di globalizzazione hanno evidenziato come il plurilinguismo caratterizzi i paesi a livello internazionale e locale, riscoprendo le peculiarità che connotano le piccole realtà.

A tale proposito il progetto si rivolge alla classe, cercando di evidenziare le pluralità sia interne al gruppo, sia soggettive, le quali saranno valorizzate al fine di rendere il soggetto -nello specifico i bambini delle elementari- consapevoli della ricchezze di tale strumento di cui dispongono. Si offrirà pertanto l’occasione a tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro competenze linguistiche, di esplorare paesaggi sonori altri da quello italofono.

Gli obiettivi principali del laboratorio proposto sono:
• rafforzare il sentimento di appartenenza identitaria, attraverso la valorizzazione della lingua madre, spesso confinata all’interno dell’ambiente familiare.
• indirizzare gli alunni di cultura italiana al suono di una lingua altra, alla quale spesso si associano caratteristiche ghettizzanti e garantire le occasioni per familiarizzare con tali suoni.

Si è fortemente convinti che l’accettazione di un suono diverso accompagnerà gli alunni verso una maggiore sensibilizzazione, rendendo l’ascolto di questo un fatto naturale. Spesso l’esternazione della lingua madre, quando appartenente ad un paese straniero, comporta per il soggetto la valutazione di quest’ultima come un ostacolo alla propria affermazione, ne conseguono fenomeni di rifiuto della lingua, della cultura e del paese di nascita, propria o dei genitori. Ne consegue altresì l’originarsi di un disagio soggettivo che si riversa nella relazione con gli autoctoni, ritenuti appartenenti ad una cultura “superiore”. Quando questo fenomeno si registra anche già nell’età minore, il fatto assume caratteristiche ancora più urgenti, motivo per cui si suggerisce l’intervento di attività volte al rafforzamento della propria identità già nelle materne. Per quanto riguarda il bilinguismo, questo è una risorsa che facilita lo sviluppo cognitivo del bambino, infatti un recente studio della Barbara Isanski apparso sul Psychological Science, ha rilevato che “i bambini bilingui hanno migliori capacità di controllo esecutivo, cioè una maggiore capacità di attenzione, di distinguere tra task diversi, di gestire le distrazioni e input”. Inoltre un’altra ricerca pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostra come “in genere i piccoli poliglotti imparano a leggere prima e apprendono altre lingue più facilmente: capiscono meglio che gli altri possono avere un punto di vista diverso dal loro”. Ecco perchè il progetto proposto si pone come obiettivo l’insegnamento ai bambini come rendere le differenze spesso connotate da accezioni negative in risorse positive, proprie e della collettività. In tal modo si offre loro l’opportunità di concepire le lingue come chiavi di accesso e lettura di altri mondi culturali. Inoltre il progetto mira ad offrire a bambini e adulti un occasione per focalizzare l’attenzione su aspetti che si stanno perdendo, come i dialetti. Nel caso particolare dei dialetti locali, come quello genovese ormai competenza sempre minore dei più giovani. L’inquadramento di aspetti come la lingua e il dialetto permettono al bambino una costruzione identitaria più solida, perché rafforzano l’idea di cittadinanza cosmopolita.

Azioni
Lo svolgimento del laboratorio consisterà in:
- lettura di racconti/fiabe tradizionali di alcune culture come quella araba e sud americana. L’attività avrà cura di non evidenziare la diversità culturale e linguistica dell’eventuale alunno bilingue, ma al contrario sarà rivolta al gruppo classe, rendendo partecipe ciascun alunno con la finalità di costruire un’identità plurale e collettiva.
- Laboratori interculturali; durante i quali i bambini utilizzeranno anche alcuni sensi come la vista, l’udito e il tatto (scrittura).
- Sarà proposta anche una lettura del testo “Tararì tararera” di Emanuela Bussolati che sarà da considerarsi un laboratorio a parte e da svolgersi nel caso ci sia previsto un secondo incontro con il gruppo classe. Questo tipo di laboratorio lo utilizziamo spesso come prova finale di un percorso sonoro. I bambini devono assistere a due fasi di lettura e ascolto: una lettura visuale delle immagini del racconto a cui dovranno dare un significato e successivamente l’ascolto dei suoni della lingua dei personaggi del racconto. Starà ai bambini indovinare di che tipo di lingua si tratta oppure dare un nome alla lingua ascoltata.
- Le narrazioni potranno essere accompagnate da canti e melodie proprie del paese da cui è tratta la storia.

• Mezzi e materiali necessari:
Video proiettore
Lettore musicale con altoparlanti
Libri di racconti / fiabe
Materiale audio/visivo
Strumenti musicali

Proposta N.2 Per la la scuola media inferiore e scuola media superiore

• Tipologia dell’attività:  laboratorio tra culturale

•  Durata: 2 h

• Partecipanti: una classe per turno

L’attività nel dettaglio!

ESSERE ITALIANO A MODO MIO

Finalità del laboratorio
Il laboratorio “essere italiano a modo mio” si prefigge come obiettivo tracciare i nuovi lineamenti che ha assunto l’identità italiana nella nuova generazione di giovani in tempo di globalizzazione attraverso un confronto diretto tra giovani con un esperienza migratoria alle spalle. Il laboratorio è diviso in tre fasi diverse: la prima sarà quella di spaesamento, ovvero ponendo gli uditori -in questo caso gli alunni- in un situazione dove saranno costretti a trovare delle strategie per comprendere un messaggio pronunciato in una lingua sconosciuta o incomprensibile. Dopo aver fatto un brain storming sulle sensazioni suscitate dal trovarsi a confronto con un idioma di cui non si conoscono nemmeno i codici linguistici, il gruppo classe sarà portato a riflettere sulle difficoltà che una persona può incontrare se intraprende un viaggio. Ai ragazzi verranno proposte delle letture tratte da saggi di antropologia in cui si descrive il meticciato culturale di cui siamo tutti partecipi. Successivamente si offrirà loro una carta di identità ideata da Nuovi Profili, che dovranno compilare specificando ognuno connotati e contrassegni particolari che li rendono italiani. Subito dopo questa fase verificheremo insieme ai ragazzi come l’appartenenza ad una dato gruppo nazionale non sia vissuta e vista nella stessa maniera nonostante apparentemente ci siano degli elementi che ci accomunino. Si scoprirà che l’elemento comune potrà coincidere anche con quello di altri compagni o compagne di origine straniera, così come si scopriranno delle differenze nel vivere la propria identità fra coetanei della stessa nazionalità. Questo sarà un esercizio utile ai ragazzi affinché prendano coscienza del fatto che la cultura non è un corpo solido composto da elementi precisi ed eguali per tutti, ma un elemento in continua trasformazione frutto di scelte e convinzioni proprie che in alcuni casi coincidono con quelli di altri. Inoltre sarà anche un occasione per affrontare il tema degli stereotipi e pregiudizi che esistono su certe culture offrendo una risposta esplicativa di quelle che sono le ragioni di esistenza di certi luoghi comuni, ma immaginando se stessi in un contesto societario che

Obiettivi principali
- Vivere lo spaesamento dell’immigrato
- Dare un senso al concetto di cultura italiana e evidenziarne la nuova dimensione cosmopolita
- Smantellare alcuni stereotipi e pregiudizi

• Mezzi e materiali necessari:
Testi di antropologia culturale (Marco Aime)
Materiale audio/visivo e cartaceo (Carte di identità)

Proposta N.3 Per la la scuola media inferiore e scuola media superiore

• Tipologia dell’attività:  incontro dibattito

• Durata: 1 h 30’

• Partecipanti: più classi

L’attività nel dettaglio!

MEDITERRANEO: GIOVANI ALLO SPECCHIO”

Le attuali vicende che stanno coinvolgendo il Nord Africa ed il Medio Oriente e il loro dilagarsi da un paese all’altro, ci ricordano quanto lo spazio del Mediterraneo sia estremamente interconnesso e quanto le due sponde che lo delimitano, quella settentrionale e quella meridionale, siano molto più vicine ed interdipendenti di quanto generalmente si creda. Proprio dalla consapevolezza della forte connessione tra le due sponde del Mediterraneo a livello culturale, sociale, politico ed economico, nasce l’iniziativa “Mediterraneo: giovani allo specchio”. I protagonisti di questo dibattito sono studenti all’Università di Genova che, per ragioni diverse, hanno avuto l’occasione di nascere o vivere in Marocco per un determinato periodo. Attraverso esperienze di vita e ricerche che essi hanno effettuato, alcune delle quali hanno portato a costituire delle tesi di laurea, essi hanno approfondito alcuni aspetti di questo paese, i rapporti che esso ha con altri Stati e con determinati fenomeni, ad esempio quello migratorio. Questi ragazzi sono studenti di origine marocchina che studiano all’Università di Genova e studenti italiani. Alcuni di questi hanno scelto di passare un periodo di studio in Marocco attraverso i programmi Averroes e MAE-CRUI. Ci sembra importante rilevare che la scelta di questi studenti di voler acquisire una conoscenza più approfondita del paese in questione, anche attraverso un’esperienza personale, rappresenta un importante indicatore di quanto i giovani percepiscano l’Italia e il Marocco come paesi molto vicini. Dall’incontro di queste persone e dallo scambio delle loro esperienze è nata l’idea di dedicare, partendo dalle loro ricerche, un momento di approfondimento e di riflessione aperto alla cittadinanza su questo paese del Maghreb. Poiché gli studenti provengono da facoltà diverse, i lavori che hanno svolto affrontano tematiche differenti attraverso vari campi disciplinari. Il filo conduttore che è stato individuato e che sarà seguito durante l’esposizione, è quello della transizione che sta caratterizzando la politica, l’economia, la società e la cultura marocchina, con un focus specifico sui giovani e sulle donne, le categorie che più di altre sono protagoniste di questo cambiamento. Con quest’iniziativa i ragazzi non intendono proporsi come esperti, ma vogliono solo offrire pubblicamente una testimonianza e le loro conoscenze su un paese così a noi vicino e, soprattutto, sollecitare un confronto e una riflessione su tematiche molto importanti per il particolare momento storico che stiamo vivendo. E’ importante analizzare lo svolgersi di un fenomeno così travolgente come la rivoluzione in Nord Africa di cui l’Italia è in parte chiamata a partecipare perché deve gestire il flusso migratorio incrementato successivamente agli ultimi avvenimenti. Questo incontro si svolgerà successivamente alla visione di un documentario realizzato in Tunisia e che testimonia le sensazioni e prospettive di un popolo in lotta per la propria libertà.

Studenti:
- Ilham Layachi (Economia): inquadramento dell’evoluzione storico-giuridica del ruolo della donna
- Marco Tosto (Scienze politiche): mutamenti degli atteggiamenti culturali dei giovani in Marocco
- Simohamed Kaabour (Lingue e letterature straniere): le condizioni e le prospettive delle seconde generazioni

• Mezzi e materiali necessari: proiettore, microfono con cassa amplificata

s_kaabour@hotmail.com

   
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