Settimana dei Bambini

del Mediterraneo

Bambini del Mediterraneo

11ª edizione

dal 19 al 25 ottobre 2009

 
IL PROGETTO
PUGLIA, regione di frontiera da sempre in relazione profonda d’interscambio con le culture delle molteplici sponde dell’Adriatico e dello Ionio, svolge oggi un ruolo propositivo di laboratorio interculturale dei paesi del Mediterraneo che aspirano alla pace e alla valorizzazione delle differenze. Bravi nell’accoglienza, i pugliesi vogliono esserlo altrettanto nell’organizzare esperienze e riflessioni interculturali.
OSTUNI, città dalle meravigliose suggestioni, misteriosa e accogliente, fiabesca e bianca, diventa luogo emblematico di “un mare d’incontri” di bambini e adulti, spazio per “ricomporre il mosaico” del frammentato Mediterraneo.
Ogni anno, nella SETTIMANA DEI BAMBINI MEDITERRANEI, storie, giochi, immaginari, culture, religioni, civiltà, punti di vista, sogni diversi s’incontrano per far progredire una civiltà di pace.
 

2009: l’Italia rimproverata dall’UE e dall’ONU

Sullo sfondo di questa nuova edizione si staglia un’Italia irriconoscibile. Non più quella solidale ed ospitale. Quella degli insegnamenti evangelici, delle marce per la pace, dei don Milani dei Papa Giovanni XXIII, dei don Tonino Bello, dei Padri Costituenti….
Oggi l’Italia è sotto osservazione per comportamenti dei cittadini e delle Istituzioni non in linea con gli accordi internazionali e con la Dichiarazione dei diritti umani. Si dichiarano criminali gente innocente e disperata e si respingono donne bambini ed adulti in cerca di un futuro più umano e in fuga dagli inferni.

''L'Italia intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi e, senza valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi''. E' quanto afferma Human Rights Watch (Hrw) nel rapporto ''Scacciati e schiacciati'' .

''La realta' e' che l'Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi - ha detto Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati di Hrw -. I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono categoricamente di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria''. ''Gli italiani - prosegue il rapporto Hrw - usano la forza nel trasferire i migranti dai barconi su imbarcazioni libiche o li riportano direttamente in Libia, dove le autorita' li imprigionano immediatamente….La politica dell'Italia costituisce un'aperta violazione dell'obbligo di non commettere refoulement, il rinvio di individui con la forza verso luoghi dove la loro vita o liberta' e' minacciata o dove rischierebbero la tortura o un trattamento inumano o degradante''. ''L'Italia viola i propri doveri legali - ha detto Frelick -. L'Ue dovrebbe esigere che l'Italia rispetti i propri doveri ponendo termine a tali rinvii verso la Libia.

In questi giochi di rinvii e di innalzamento di muri, ci sono stati morti, tanti morti…500 morti solo nei primi otto mesi del 2009, 15 mila in tutto il Mediterraneo. Omissione di soccorso? Qualcosa di più, molto di più! Dopo l’ultima ufficiale tragedia, l’Arcivescovo di Agrigento ha affermato: “Questa ennesima tragedia in cui i deboli muoiono per l’indifferenza dei forti o a causa di leggi contrarie ai principi di umanità e carità, devono farci riflettere, interrogare e soprattutto farci sentire colpevoli”(Monsignor Montenegro).

Siamo in presenza di una guerra che si combatte contro gli altri, i diversi, indicati come il pericolo numero uno, come causa di tutti i nostri mali, della nostra insicurezza in particolare. Assistiamo ad una serie di episodi e di atteggiamenti negativi che impongono un clima di esclusione, di mal sopportazione.

Un fenomeno che preoccupa, che deve farci riflettere e reagire. Perché in tempi in cui l’intolleranza la fa da padrone, tutti noi saremo chiamati a rispondere del nostro silenzio.

Questa volta rischiano di andare in fumo secoli di cristianesimo e percorsi di affermazione della civiltà dei diritti per tutti.
La Bibbia ci ha sempre detto: “ero straniero e mi avete ospitato”. L’ONU nel 1948 suggella: “Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo…Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.”. I nostri Costituenti affermarono solennemente: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Quanta storia cancellata, quanto patrimonio giuridico dilapidato, quanta cenere di sacrifici e di conquiste civili!!!

Dalla violenza al disarmo culturale

La globalizzazione non ha universalizzato né il benessere, né i diritti, né la ricchezza. Le contraddizioni e le distanze sono aumentate. Il divario è cresciuto, accompagnato dall’innalzamento di muri. Chi nei secoli scorsi è andato a rubare e violentare a piene mani, che ha impoverito e schiavizzato quei popoli,oggi si barrica nei propri recinti opulenti. Ieri si “prelevavano” in quei territori: manufatti, pietre preziose, materie prime, alimentari, schiavi. In quelle terre di conquista si per secoli sono stati perpetrati abusi e malversazioni, genocidi e ruberie.

Ancora oggi si perpetua la legge dello sviluppo a spese della povertà degli altri: “Come possiamo accettare che il nostro benessere sia basato sulla morte e la sofferenza degli altri? Come possiamo accettare che la nostra sicurezza sia garantita da una ideologia di potere spietata e dolorosa? Come possiamo accettare che al pace si regga sulla occupazione delle terre altrui?...Come possiamo permettere che nel mondo si produca una massa di sofferenza così insopportabile mentre da questa parte si ride sazi davanti ai varietà televisivi?”(Giuseppe Goffredo).

Il nuovo mondo non riesce a gestire un fenomeno provocato dai potenti di sempre. Esso richiederebbe consapevolezza, onestà e assunzione di responsabilità. “I poveri hanno il diritto, appunto perchè poveri, di bussare alle porte della società benestante”(Antonio Maria Voglio). Non si tratta, quindi, di invasione dalla quale bisogna difendersi. Semmai questo massiccio spostamento di migranti richiede a tutti di mettere ordine in questo fenomeno, richiede capacità di governarlo non di strozzarlo o respingerlo.

Chi si vuole porre alla guida del mondo, i cosiddetti Grandi (G3, G8, G20), ha il dovere di volgere tale situazione a vantaggio di tutti e a salvaguardare sempre la dignità delle persone, comunque, coinvolte, anche se nella stiva di un’imbarcazione o in altro mezzo, si tratta di persone umane e, quindi, con diritti universalmente riconosciuti. “Proprio qui sorge la prima sfida per coloro che hanno retta coscienza, poiché risulta evidente quanto sia indispensabile l'istituzione di un ordinamento giuridico internazionale, che stabilisca un'effettiva condivisione di responsabilità tra i Paesi di partenza, di transito e di destinazione dei flussi migratori, cosicché nessuno sia lasciato solo nel gestire le difficili situazioni che inevitabilmente si creano…. il respingimento nel Paese d'origine significherebbe procurargli grave danno.

È dunque indispensabile, per un mondo che vuol dirsi civile, l'urgente adozione di appropriate normative. È necessario riformulare le politiche di accoglienza con un piano di solidarietà concordata, anche per gestire il fenomeno con scelte preventive. È innegabile l'autorità sovrana degli Stati nel definire i requisiti di accesso e di permanenza degli immigrati, così come la competenza discrezionale nel proibire loro l'ingresso. Senza dimenticare, tuttavia, che l'esercizio di tale sovranità è giuridicamente circoscritto dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignità della persona e dei gruppi umani, con il diritto che ne deriva all'identità collettiva, e la promozione dell'unità fondamentale del genere umano, la quale suppone che tutta l'umanità, al di là delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunità senza discriminazioni tra i popoli, che tendono alla solidarietà reciproca.

Poi, nel definire la politica e il diritto di migrare non si può ignorare, da un lato, la realtà delle strutture economiche internazionali, con il crescente divario tra Nord e Sud e l'espulsione di intere popolazioni dalle aree sfruttate e impoverite; dall'altro, il ruolo economico svolto dagli immigrati nei sistemi di produzione e sviluppo dei Paesi d'accoglienza”(M.A.Voglio). A tal proposito, tra l’altro, vanno considerate le ragioni di tali migrazioni: la povertà crescente, le situazioni di ingiustizia e sofferenza insostenibili.

Tra le cause principali dei grandi flussi migratori verso l’Europa vi è il progressivo aumento del divario esistente tra i Paesi ricchi, che dispongono attualmente di quasi l’80% del prodotto mondiale, pur avendo il 22% della popolazione, e i Paesi poveri, che dispongono solo del 20% del prodotto mondiale, pur rappresentando il 78% della popolazione. Quindi oggi viene richiesto a tutti di “attrezzarsi” in modo giusto ed efficace ad “accogliere” o ad affiancarsi per uscire dallo stato di bisogno,ma occorre cambiare la logica attuale.

“La pace dentro e fuori inizia risolvendo i problemi sociali, denunciando lo sfruttamento, smascherando gli interessi che si nascondono dietro le dittature e le guerre cosiddette locali, combattendo i modelli e i paradigmi culturali che tengono il mondo nell’orrore, nella miseria, nell’oppressione, nella paura”(Giuseppe Goffredo). L’Occidente deve rinunciare ai suoi privilegi e deve favorire la distribuzione equa delle ricchezze e deve rispettare il pianeta….con tutti i suoi esseri viventi.

Oggi si assiste ad un crescente riarmo per difendere i propri recinti e privilegi, mentre si rivelerebbe utile e risolutivo un disarmo culturale: “La pace non è possibile non è possibile senza al disarmo, ma il disarmo richiesto non è solo quello nucleare, militare o economico, occorre anche il disarmo culturale, un disarmo della cultura dominante, la quale minaccia di convertirsi in una monocultura che può soffocare tutte le altre e finisce per asfissiare se stessa”(Raimon Panikkar).

Se si continua sulla strada già percorsa si produrranno altre tragedie e si accresceranno conflitti e sofferenze. La fame, le malattie, lo sfruttamento di per sé generano violenza e vengono dalla violenza. “Un uomo oppresso, affamato, calato in un territorio degradato dalla violenza, vittima della manipolazione della verità, non potrà mai accedere al senso della sua pace”(Giuseppe Goffredo).
Il dialogo, la collaborazione, la consapevolezza dell’interdipendenza, la nonviolenza, costituiscono la sola via d’uscita. Lo scontro e i muri producono dolore e non risolvono nulla. Occorre una nuova cultura per modificare le prospettive di vita sul pianeta.

La convivialità delle differenze

Lo scenario che si presenta è di degrado fisico e morale del pianeta, le culture della civiltà del rispetto e della dignità di tutti, le culture della solidarietà sembrano tramontate. Il cielo dei diritti è completamente offuscato. “Oggi, purtroppo, da non si carezza più. Si consuma solo…Le mani, incapaci di dono, sono divenute artigli…gli occhi, prosciugati di lacrime…,si sono fatti rapaci. Lo sguardo trasuda delirio. Perciò si violenta tutto…E non soltanto le cose…Ma anche le persone”(don Tonino Bello).

Già don Tonino aveva ben delineato il futuro di una società opulenta ed egoista: l’altro non è accolto, ma respinto, asservito e non servito, non tenerezza ma indifferenza. Egli, nella sua testimonianza di accoglienza generalizzata e di servizio concreto, intuì la modalità più efficace di convivenza sul pianeta: convivialità delle differenze.

“La cultura della convivialità planetaria è, concretamente, esistenzialmente, assidersi tutti alla mensa del patrimonio comune su un piede di pari dignità. La pari dignità, sempre concretamente parlando, significa condivisione di bisogni umani essenziali e il loro soddisfacimento solidaristico, a cominciare dai bisogni basilari di coloro che sono in maggiore necessità”(A.Papisca). Non è utopia o esercitazione accademica, ma deve essere la nuova etica della buona globalizzazione: l’accoglienza responsabile. La salvaguardia dei diritti di cui ogni persona è portatrice. Vivere bene insieme nella differenza, per realizzare la nuova civiltà della convivialità.

Don Tonino così caratterizzava la convivialità:”Nel cielo tre persone uguali e distinte vivono così profondamente la comunione, che formano un solo Dio. Sulla terra più persone, uguali per dignità e distinte per estrazione, sono chiamate a vivere così intensamente la solidarietà, da formare un solo uomo, l’uomo nuovo….Pace è mangiare il proprio pane a tavola insieme con i fratelli. Covivialità delle differenze, appunto”(don Tonino Bello).

A 20 anni dalla Convenzione internazionale dei bambini

Credo che oggi siamo in presenza di un arretramento sul piano dell’affermazione dei diritti per tutti. Sembra affermarsi il principio che i diritti valgano solo per i prescelti, per i privilegiati. Tutti accettano sul piano teorico i princìpi sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti, nella Costituzione e nella Convenzione,ma poi la parola d’ordine di tutti diventa:respingere, criminalizzare, respingere…

Cosa non ha funzionato se la realtà è andata in tutta Europa in altra direzione? Se Thomas Hammarberg, Commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa ha espresso profonda preoccupazione per la criminalizzazione degli immigrati irregolari che sta pericolosamente prendendo piede in tutta Europa e per gli episodi di xenofobia registrati negli ultimi tempi….qualcosa non ha funzionato….se in Italia si lancia l’allarme razzismo….qualcosa non ha funzionato.

Tutto ciò fa emergere una scarsa incidenza della cultura dei diritti, della libertà responsabile, della tolleranza, della solidarietà…Ha fallito la politica, ha fallito la cultura, ha fallito la Chiesa, ha fallito l’educazione familiare e scolastica….
C’è qualcosa che non ha funzionato bene, ci sono alcuni (governi, educatori, intellettuali, organismi politici sociali religiosi e culturali) che non hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare. “Nel nostro mondo viene tollerata un’immensa ingiustizia, che un gran numero di persone vive – e molte di esse muoiono – senza poter nemmeno soddisfare le più elementari necessità della vita. In altri termini, i loro diritti umani fondamentali in ambito economico e sociale vengono violati.

Ciò significa che quelli fra noi che sono nella posizione di contribuire alla tutela di quei diritti non stanno facendo quanto potrebbero e dovrebbero fare” (Philip Alston). Sulla base di questa grave con stazione si intende richiamare l’attenzione di tutti su questo arretramento. Ecco perché abbiamo voluto coinvolgere in modo massiccio gli esponenti più attivi e preparati del Movimento per l’infanzia. Intanto constatiamo, nei fatti, che non si è riusciti a preparare le coscienze capaci di fronteggiare le novità della globalizzazione e del meticciamento. Lo avevamo colto bene 10 anni fa, quando (con Bernadette Giovene) fondammo la Settimana dei bambini del Mediterraneo. Scrivevo:

Le sfide del presente

Si chiude un secolo dai risultati complessi e contraddittori, nei campi della cultura, dell’economia, della geografia politica, delle relazioni sociali, etc. I più recenti fotogrammi ci riportano alla mente gli spargimenti di sangue e le sofferenze atroci di vittime in Algeria, in tanti luoghi della ex-Jugoslavia, nel Medio Oriente, la disperazione degli albanesi e di tanti profughi provenienti dal sud del mondo, la violenza subita dai curdi, gli odi fratricidi nel Kosovo…

Eppure, ormai, è necessario invertire subito la rotta. Il nuovo Secolo si apre all’insegna della "mondialità": si vive, soprattutto nel Mediterraneo, in un villaggio che nei fatti è globale: scambi, convivenze e interazioni multietniche sono una condizione oggettiva delle città e degli Stati del nord del Mediterraneo. Tale condizione spesso è subita e non vissuta consapevolmente ed in modo fecondo: si determinano spesso situazioni di razzismo, di emarginazione o di omologazione.

Gli organismi istituzionali (e non) devono prestare molta attenzione a tale nuova e problematica condizione: devono affrontare con urgenza il problema di formare persone capaci di vivere in modo originale, positivo ed attivo in questa rete delle diversità. Dalla constatazione della realtà multiculturale, bisogna passare alla realizzazione di percorsi formativi di modi di vivere interculturali di soggetti portatori di propria cultura che sanno convivere, in scambi reciproci, con persone di altre culture. Saper vivere, valorizzando la propria identità personale e culturale e aprendosi alla conoscenza, al dialogo e all’ibridazione feconda con le altre culture: tutto ciò non è un bello e vago ideale, oggi, possedere questa forma mentis, diventa una necessità, per non andare incontro a frequenti o periodici conflitti degenerativi e violenti.

O è interculturale o non serve

L’educazione attuale o si configura come interculturale o non è educazione (Sira Macchietti).
La società globalizzata richiede una educazione globale, altrimenti saremo sommersi dagli effetti devastanti della globalizzazione, che si accompagna, spesso, a fenomeni di drammatico neo-etnocentrismo delle più variegate forme.

"In questa società del meticciamento abbiamo bisogno di integrare la pedagogia dell’identità con una pedagogia del volto, cioè della relazione, della differenza, della reciprocità… Una dimensione costitutiva dall’Io che l’educazione deve aiutare a svilupparsi è quella dell’accoglienza, dell’ospitalità, dell’ascolto di sé e degli altri… " (Antonio Nanni e Claudio Economi).

Gli ideali educativi sono restati spesso ben esposti ed approfonditi sui testi, raramente sono diventati realtà. L’attuale livello di complessità, pericolosità e potenzialità delle relazioni umane non permette di perpetuare l’inutilità delle azioni pedagogiche: il mondo delle idee deve invadere e trasformare il mondo della realtà.

La convivenza interculturale la si può costruire con teorie e ricerche educative di alto profilo, ma soprattutto con "azioni" concrete e vissute e partendo dal "mondo" dei bambini e dei ragazzi: far incontrare gli immaginari dei bambini delle varie culture, far scambiare i loro giochi e le loro fiabe, arricchire l’alimentazione culturale e spirituale attingendo anche ad altre culture: così facendo si pongono basi solide per un efficace processo di formazione dei nuovi cittadini del Nuovo Millennio.

Incontrarsi veramente

Imparare a " convivere nella diversità e vivere della diversità " (Arturo Paoli) non è solo frutto di informazione, di cultura, di buona volontà, ma è, soprattutto, frutto di esperienze, di incontri e scambi reali di condivisione vissuta. E’ da questa convinzione che nasce l'idea di contribuire (già lo fanno altri) a creare, moltiplicare ed accrescere i momenti di incontro, di conoscenza reciproca, di scambi.

La "Settimana dei bambini del Mediterraneo" ad Ostuni mira soprattutto a far incontrare in modo diretto tanti bambini provenienti dai vari paesi del Mediterraneo perché possano convivere momenti di conoscenza e condivisione >> (Progetto di fondazione della Settimana 1999).
Nel 1999 partimmo con questo desiderio e convinzione. Volevamo dare il nostro concreto contributo a praticare la pedagogia dell’incontro. La vera rivoluzione pedagogica sarebbe stata appunto quella di insegnare a vivere insieme in modo plurale….il fatto è stato che molti hanno fatto progetti, teorie, convegni, seminari, libri e pochi hanno operato in modo onesto ed efficace.

La Settimana nasce per creare occasioni di conoscenza reciproca, di incontro, di comunicazione. “La mancanza di comunicazione porta inevitabilmente al sorgere di conflitti: se vogliamo che ci siano forme di comunicazione con coloro che arrivano da altrove, occorre che i ragazzi si abituino fin da piccoli a conoscere qualcosa di loro, è necessario che si trovino o si creino occasioni di informazione reciproca” (Mariangela Giusti).

L’utilità della Settimana in questa nuova situazione mi ha spinto ad accettare sempre l’invito dell’Amministrazione comunale di Ostuni ad organizzare la Settimana, pur in presenza di disponibilità economiche e temporali non adeguate e pur in circostanze frammentarie ed episodiche. La sua efficacia e potenza mi hanno convinto di andare avanti….pensando ai bambini, come mi invita a fare spesso il mio figliolo Adama. “Le culture che valorizzano e celebrano i bambini per quello che sono, oltre che per ciò che diverranno, possono meglio guidarci nel nuovo millennio…E’ vero, certamente i nostri figli sono il nostro futuro. Ma…il futuro dell’infanzia è nel presente” (William A. Corsaro).

Il presente è conflittuale e alimenta la paura

“Nonostante il mio ottimismo della volontà e la mia fiducia metafisica, penso che l’Europa oggi attraversi una regressione identitaria. La gente ha paura della globalizzazione. Non di quella economica che nessuno capisce, ma di quella culturale, quella che porta con sé il flusso inarrestabile degli immigrati. La gente prova a difendersi cercando una certezza identitaria che sia ideologica o religiosa. Ed è un errore, una mistificazione”(Eric-Emmanuel Schmitt).

Non saranno i desideri e le belle parole a modificare i comportamenti, a bloccare la deriva, a convincere che il dialogo è più produttivo dello scontro e della chiusura. Bisognava e bisogna partire dalla nuova situazione determinata dalla globalizzazione, dalla complessità, dalla “liquidità”( Zygmunt Bauman) e dalla precarietà sostanziale….e da questa conoscenza adeguata partire per usare le strategie e i metodi più congruenti.

L’educazione ha la responsabilità principale, essa deve essere favorita e sostenuta dalla politica e dalle altre scienze, perché possa preparare e stimolare i corretti stili e comportamenti. Occorre cambiare subito e offrire percorsi formativi adeguati ed efficaci orientati ai ragazzi e alla nuova società e meno agli interessi, alle smanie e agli stati d’animo degli adulti. Oggi siamo chiamati ad uno sforzo maggiore come adulti e come responsabili del presente e del futuro. Occorre rispondere alla sfida attuale: “Noi come adulti, nei ruoli che rivestiamo e per le responsabilità che abbiamo come genitori, amministratori ed educatori, dobbiamo lavorare con la consapevolezza che quella dell’integrazione è oggi, contemporaneamente, la sfida più importante e la risorsa fondamentale per donare ai nostri figli la capacità di costruire una civiltà più equa e solidale”(Silvia Facchini).

Il globale, il planetario, il complesso, l’incerto hanno reso tutto più insicuro e fragile, ci rende necessariamente più timorosi dell’altro. La demonizzazione o il disprezzo per chi ha paura o è incerto accentua la lacerazione e aumenta la difensiva, alimentando la reazione.
Occorre prendere in mano questa determinata situazione, conoscerla bene, non subirla, ma darle un orientamento teso al guadagno dei valori importanti. Gli educatori devono partire da tale consapevolezza e attrezzarsi per innescare processi capaci di favorire la formazione di soggetti autonomi, capaci di gestire in positivo le molteplici situazioni di conflittualità, di saper valorizzare la diversità e di saper agire nelle situazioni complesse. “Nell’incontro tra culture non dobbiamo convincerci o illuderci che sia evitabile il conflitto, il conflitto è una condizione quando le differenze si incontrano, ma guadagnare un orientamento intenzionale vuol dire non lasciarsi sopraffare dal conflitto, non far sì che il conflitto diventi distruttivo, ma imparare a stare, sostare, fermarsi nel conflitto”(Elisabetta Musi).

C’è speranza se la Settimana continua

Rispetto a tale situazione, la Settimana ancora una volta intende coagulare le tante soggettività e le tante aggregazioni istituzionali e non che credono nei valori rappresentati dal Vangelo, dalla Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo, dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione internazionale dei diritti dei banbini.

Anche in questo complesso 2008 abbiamo voluto cogliere e lanciare segnali positivi. “La differenza, come sempre, la può fare l’iniziativa dal basso, che rompe gli schemi delle persone intruppate nelle rispettive appartenenze e mette a contatto donne e uomini delle varie religioni o senza religione che s’incontrano per dire che non ne possono più di odio, e di religioni al servizio dei potenti di turno” (Bruno Salvarani).
Da sempre la nostra manifestazione ha inteso favorire gli incontri, il dialogo e l’interazione tra le diversità. La società che abbiamo voluto promuovere, in questi dieci anni, è quella che si fonda sulla reciproca comprensione, sulla cooperazione e sul rispetto e valorizzazione delle diversità.

Troppe discriminazioni ancora sono presenti. Troppe ingiustizie e troppe sofferenze provocano l’essere diverso…Eppure la cultura e la produzione giuridica, da tempo, affermano in modo inoppugnabile i benefici che derivano da una società fondata concretamente sulle pari opportunità per tutti e sulla valorizzazione delle diversità. La undicesima edizione della Settimana dei Bambini del Mediterraneo deve costituire un grande e ulteriore momento di riflessione, di crescita e di sperimentazione della cultura dei diritti e delle diversità. Nella stagione della paura, dobbiamo far giungere forte la potenza del dialogo, il dialogo che ogni anno ci fa più ricchi e ci dà gioia.

La Settimana contro le discriminazioni

Si tratta, quindi, di promuovere stili di comportamento, conoscenze, esperienze, cultura e pedagogia in linea con tali obiettivi.
La Settimana, sin dalla nascita, ha cercato di operare nella direzione di cambiare mentalità e di costruire una nuova cultura, attraverso il suo metodo: coinvolgere direttamente e operativamente bambini, famiglie, educatori, istituzioni. Di fronte all’incalzare di tante negatività, bisogna parlare ed agire per contrastare questa deriva: alle parole e alle azioni di divisione e di discriminazione contrapporre quelle di dialogo, di valorizzazione di tutti e di comprensione, alla cultura della sopraffazione far seguire quella della cooperazione.

La undicesima edizione intende rispondere, ancora in modo più forte e nuovo, ai desideri dei ragazzi di un mondo migliore. Anche perché, la Settimana dei Bambini del Mediterraneo si va affermando sempre più come luogo emblematico di sperimentazione di incontri e di dialogo tra culture, di rispetto e di valorizzazione delle diversità e si pone, soprattutto, come ambito culturale ed esperienziale che promuove la responsabilità, a partire dal livello individuale, convinti che “L’etica globale non è orientata verso una responsabilità collettiva che diminuisca la responsabilità individuale. L’etica globale rivolge la responsabilità individuale di ogni membro della società verso il suo posto concreto in quella società…non si deve parlare soltanto dei nostri leaders politici: questa è facilmente una scusa per evitare la responsabilità individuale di ciascuno…L’attuazione dell’etica globale…dipende invece da ciascuno. Ciascuno può cercare di realizzare la regola aurea in famiglia, in una comunità, in un istituto, in un posto di lavoro, in una nazione, tra gruppi etnici” (Hans Kung).

Da Ostuni si vogliono far partire, ogni anno, messaggi e testimonianze che mirano a modificare comportamenti e ad incidere nella realtà mentale per far avanzare, nei fatti quotidiani, una nuova cultura per un nuovo Mediterraneo. Dalla consapevolezza e la denuncia delle situazioni di ingiustizia, la Settimana con i suoi mille incontri (ultima edizione: 30 mila partecipanti) intende promuovere ogni anno azioni e riflessioni a tema per introdurre nuove pratiche rivolte all’infanzia, per svolgere un ruolo decisivo nella formazione di una cultura della cittadinanza democratica, dialogante e solidale.

Partire dai bambini

“Poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della Pace” (Costituzione dell’UNESCO). Per rispondere a questa sollecitazione, alle impellenti domande sopra riportate e al desiderio dei bambini di Ostuni (e non solo) di incontrare i loro coetanei dell’altra sponda è stata ideata l’iniziativa, avente un eloquente e programmatico titolo: Un mare di incontri nella Città Bianca: storie, giochi, libri ed altro dei bambini del Mediterraneo. Settimana dei bambini mediterranei.

L’organizzazione annuale della Settimana dei bambini del Mediterraneo si fonda, infatti, sulla consapevolezza dell’urgenza e della centralità dell’educazione per trasformare il mondo, che diventa sempre più insostenibile per la diffusione e l’accentuarsi dei conflitti e delle discriminazioni, per le condizioni di vita sempre più povere nel sud del mondo e sempre più tossiche e disumanizzanti nel nord del mondo. E allora bisogna partire da una maggiore attenzione all’infanzia.

L’infanzia prima di tutto, la migliore crescita di tutti i bambini: un grande sogno, un’impellente necessità. La Settimana dei bambini del Mediterraneo di Ostuni si inserisce, volutamente, nella scia delle responsabilità diffuse e delle azioni concrete per il cambiamento, a partire dai bambini e dal “cortile” del Mediterraneo. Se i bambini si nutrono di sofferenza e di violenza, cosa potranno immaginare e costruire per il loro futuro? I bambini devono poter immaginare e costruire un futuro diverso, essi devono alimentarsi di semi di novità e di miglioramento.
Partire dai bambini…”E’ lì che bisogna operare, altrimenti i bambini sono già condizionati a un pensiero distorto, a un pensiero chiuso; sono soffocati nelle loro possibilità creative e fantastiche. Quindi, se si vuole cambiare la società, è proprio lì che si deve operare per sperare in un mondo migliore fra qualche generazione” (Bruno Munari).

I bambini hanno un ruolo fondamentale per la trasformazione del mondo: “…se aiuto e salvezza possono venire, ci verranno soltanto dal bambino; poiché il bambino è il costruttore dell’uomo. Il bambino è dotato di poteri sconosciuti, che possono guidare a un avvenire luminoso” (Maria Montessori).

Il Mediterraneo: un mare di accoglienza

Ho richiamato prima lo scenario in cui si svolge la nostra vita di uomini che abitano il Mediterraneo: in questo scenario tormentato, noi intendiamo far emergere segnali di speranza, di giustizia, di fraternità, di incontri, di giochi…di storie…di belle diversità “.
La nostra risposta è promuovere tanti incontri. I bambini che si incontrano e riescono e sanno giocare, costituiscono un segnale di nuove vie. Al Mediterraneo sofferente dei grandi contrapponiamo il Mediterraneo dei piccoli…di bambini delle varie sponde che si incontrano per giocare, per stare insieme bene e in fraternità: gli adulti innalzano barriere insormontabili, i bambini le rompono con i loro giochi e la loro voglia di incontrarsi…

Al rumore assordante della guerra, dei conflitti e delle barriere, migliaia di bambini ad Ostuni, si incontrano per conoscersi e per conoscere.
L’incontro gioioso e giocoso tra bambini possa svegliare le coscienze dei grandi, per unire i sogni e gli sforzi degli uni e degli altri per ridurre i rivoli di sangue, le zone di sofferenza, la fame di pane e di libertà, di giustizia e di gioco…
La nostra storia migliore è quella che ha visto la collaborazione tra i popoli, la contaminazione tra le culture. Quando ci hanno accolti, quando abbiamo accolto.

L’accoglienza arricchisce e abbellisce, la chiusura danneggia tutti….soprattutto quando coinvolge i bisognosi, i bambini. Dobbiamo riprendere quel clima dei migliori momenti storici. Goffredo valorizza quei momenti e ci esorta ad andare in quella direzione: “Il patrimonio culturale italiano non rappresenta solo se stesso, ma il bene comune condiviso di una vasta cultura e civiltà in movimento nel tempo e nello spazio fra i popoli mediterranei ed europei. Rapporti fra rive, città, territori, tragitti in senso verticale e orizzontale, fra l’Oriente e l’Occidente. Un moto direi circolare di andata e ritorno, migrazioni, contaminazioni, propagazioni infinite. L’originalità di ogni cultura, si potrebbe dire è costruita da una pluralità di mani, in cui ogni luogo è fatto di altri molti luoghi; ogni sguardo contiene altri sguardi; ogni sensibilità è frutto di altre sensibilità. Questo è ciò che possiamo chiamare l’identità plurale del Noi Mediterraneo”(Giuseppe Goffredo).

L'identità mediterranea contro razzismo e xenofobia in crescita

Da sempre abbiamo creduto nella particolare storia e collocazione geografica dei Paesi del Mediterraneo, ad una storia di relazioni feconde, ad un bacino ricco di civiltà plurali originali, ad un cultura del Mediterraneo che ha contribuito al progresso del mondo. Abbiamo fatto riferimento,sempre, alla mediterraneità (Predrag Matvejevic).

Per noi della Settimana il Mediterraneo è stato sempre un mare privilegiato per incontrarsi . Scrivevo così nell’atto di fondazione della Settimana:<<Il Mediterraneo, per la sua storia, per la sua collocazione, per la sua conformazione costituisce un’area privilegiata, in cui poter costruire azioni ed esperienze interculturali.

Su questo mare insistono antiche, ricche e diversificate civiltà, che spesso si sono scontrate e si sono deprivate vicendevolmente: il livello di civiltà attuale consente e richiede necessari e fitti scambi di collaborazione. I due milioni e mezzo di Kmq di superficie circondata da 22 paesi ricchi di abitanti, di storia, di cultura, di risorse, fanno del Mediterraneo, e dei Paesi che si affacciano, un unico grande "giardino" favorente incontri. Purtroppo lo scenario che si presenta è completamente opposto :paesi così vicini eppure così separati, con storie comuni eppure ancora così nemici e pronti al massacro reciproco.

Finalmente , in alcuni ambiti, si comincia a prendere coscienza ed ad operare per valorizzare in direzione della pace, del confronto e della cooperazione, le potenzialità culturali e geografiche di questa area. A tal proposito, Predrag Matvejevic sostiene che " i mari e i golfi del Mediterraneo sono più solidali delle loro rive e degli abitanti rivieraschi". Oggi abbiamo il dovere di agire per assecondare la "natura": fare del Mediterraneo un luogo esemplare di traffici e di scambi di idee, di storie, di persone, di pace, di progetti…. Ostuni Mediterranea, Città dalle meravigliose suggestioni, per la sua storia, per la sua conformazione, per la sua collocazione si candida a diventare fucina e luogo della cultura e delle azioni interculturali. Ostuni dovrà farsi percepire come la città degli incontri dei bambini e per i bambini del Mediterraneo>>.

Sulla base di queste originarie considerazioni, ho molto apprezzato, in questo momento di accentuate lacerazioni, quanto detto, recentemente, dal Presidente della Camera, Fini, il quale nell’invitare di agire subito per "impedire il prodursi di fenomeni di razzismo e xenofobia che nel nostro paese tendono purtroppo ad aumentare per effetto di paura, ignoranza, degrado", auspica una "via italiana all'integrazione". Egli, tuttavia, avverte che per realizzarla è indispensabile abbandonare gli schematismi ideologici e gli stereotipi, facendo leva su quella "identità mediterranea" che dà al nostro paese un patrimonio privilegiato di "universalità di valori". Concludendo che si tratta di problemi che richiedono "l'impegno corale delle istituzioni, della società civile e delle stesse comunità di immigrati per la costruzione di una convivenza all'insegna del dialogo, dello scambio, dell'incontro e al riparo da tensioni, dall'intolleranza e dalla discriminazione".

Il recupero dell’ identità mediterranea, come forza per orientarci verso lidi migliori, si colloca anche nel solco del pensiero meridiano elaborato da Franco Cassano. Quando egli parla del Mediterraneo soggetto, conscio di sé, che vedrebbe con i suoi occhi il proprio percorso di sviluppo, lo informerebbe con le modalità che gli son proprie perché derivano dalla storia delle sue genti, dalla geografia delle sue coste. Il Mediterraneo è, anche, per eccellenza luogo di frontiera: tra Occidente cristiano e popoli infedeli: tra sud di caldo e pigro scirocco e nord di fredda e industriosa tramontana.

“Il pensiero meridiano non si esaurisce nella difesa di un pur innegabile pluralismo culturale: le diverse culture ammettendo l'esistenza del proprio limite, dei lati oscuri, recuperandone il valore, riconoscerebbero che hanno da imparare ognuna dall'altra. Ogni tradizione è e deve rimanere se stessa, ma se spinta a compiere un viaggio, può ritornare a casa arricchita dell'esperienza dell'altro e rileggere la propria storia in modo nuovo, valorizzando qualcosa che ha conosciuto e lasciato successivamente cadere. Rimangono in piedi dunque le differenze, rese capaci di trasformare l'hostis in hospes.

A che questa trasformazione, questo processo alchemico, avvenga è necessario che esse si traducano l'una nell'altra, attraverso la costruzione di un comune retroterra simbolico, recuperato dal passato, sancito dalle relazione odierne, quelle della società civile, per esempio, più agile e flessibile rispetto ai tentacolari e arrugginiti apparati burocratici statali” (Marina D’Antona). Noi siamo, invece, per "l'impegno corale delle istituzioni, della società civile e delle stesse comunità di immigrati” (Fini). Come riteniamo utile e necessaria la Settimana in questo impegno, così riteniamo fondamentale il ruolo della scuola.

Centralità della scuola

L’educazione, la formazione e il funzionamento della scuola sono fondamentali per lo sviluppo economico e per promuovere la coesione sociale. La scuola può educare al pluralismo e alle diversità: è dai banchi di scuola che bisogna imparare a rispettare e valorizzare tutte le diverse situazioni individuali.

La scuola, d’altra parte, non deve respingere nessuno, non deve trasformare le differenze (sociali, economiche, culturali, di religione, di condizione fisica e psicologica ) in ostacoli a vita. “Contro la retorica della Pace occorre impegnarsi per una vera e propria rivoluzione culturale che miri a costruire una autentica cultura della Pace. Non basta parlare di pace a scuola e organizzare programmi, unità didattiche e discorsi su di essa. Occorre piuttosto far vivere esperienze esistenziali realmente positive. A partire dall’esempio che adulti di riferimento sono in grado di formare…” (Piero Bertolini).

Se oggi abbiamo la scuola in prima pagina per le percentuali di bocciati sempre maggiori, per il numero sempre crescente di dispersi, per le vicende sempre più numerose di bullismo, deduciamo che l’attuale scuola, spesso, già al suo interno non riesce ad essere comunità educativa accogliente e capace di far vivere esperienze di rispetto, responsabilità, cooperazione, ascolto e promozione.

“Se vogliamo fare della scuola il luogo da cui partire per costruire una società basata sulla convivenza e in grado di gestire la diversità culturale (e non solo), non bastano discorsi generali…E’ necessario attuare interventi mirati e necessitano risorse professionali e finanziarie adeguate per non lasciare solo gli insegnanti davanti a questi problemi” (Errico Panini). Solo adulti sostenuti, formati e motivati possono risollevare le sorti della scuola, adulti capaci di aiutare i ragazzi a star insieme, a parlarsi, a dialogare, a pensare con la propria testa, e intessere rapporti positivi con tutti.

Gli altri comuni

Lo svolgimento della Settimana vede, ormai, la partecipazione di migliaia di bambini e di decine e decine di esperti di alto livello. E’ diventato un appuntamento molto richiesto e molto partecipato. Molteplici sono le occasioni d’incontri, di confronti, di dibattito culturale, di formazione, di nuove acquisizioni teoriche ed esperienziali. Ogni edizione segna una tappa nuova nella definizione e azione di una sempre più avanzata ed articolata cultura dell’infanzia.

La particolare fecondità di tale iniziativa è stata considerata anche come opportunità di interazione con altre amministrazioni comunali. Già nelle passate edizioni il coinvolgimento organizzativo di altri comuni ha trovato ottimi riscontri sul piano dell’arricchimento del programma e della disseminazione degli effetti benefici contenuti nella filosofia e modalità dell’iniziativa: in ogni comunità partecipante si è determinato un protagonismo nuovo dell’Ente locale (e dei suoi servizi) in interazione coordinata e coordinante con le scuole, le famiglie e l’associazionismo.
La undicesima edizione vede la partecipazione dei seguenti comuni: Ceglie Messapica, Cisternino, Oria, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Vito dei Normanni.

L’auspicio è che da una collaborazione episodica, si passi, finalmente, alla creazione di una rete di comunità che si allei per la progettazione e realizzazione di un sistema di opportunità per l’affermazione di diritti dei bambini e non solo.

Le delegazioni

La centralità della manifestazione è costituita dalla presenza dei bambini e delle delegazioni provenienti da altri Paesi. Tali ospiti rappresentano l’elemento catalizzatore dei temi affrontati e delle iniziative in svolgimento. Si risponde in modo concreto al desiderio dei bambini di incontrare bambini di altri Paesi. Si realizzano effettivi incontri sulla base dello scambio paritario di risorse proprie della civiltà di provenienza. Ogni anno si sono conosciute storie e culture nuove, alimentando quel flusso positivo di comunicazione e di dialogo, che potrà portare ad un nuovo Mediterraneo.

Nella presente edizione si è voluto riconfermare l’interesse per l’area sofferente del Medio Oriente: la permanente tragedia dei bambini israeliani e palestinesi non può lasciarci indifferenti. Saranno presenti giovani provenienti dalla martoriata Gaza. Dai Centri permanenti e dalle Case famiglia giungeranno ragazzi iracheni, afgani, egiziani…..intendiamo valorizzarli come cittadini con pari dignità e notevoli storie che inviatano a pensare.

Il Burkina Faso ci donerà un incontro tra i più nuovi e straordinari: un incontro con un mondo povero, ma emblematico della ricchezza culturale, umana di un popolo sfortunato, ma che ha tanto da insegnarci. Proprio da quel Paese viene il miglior frutto della mia vita familiare. Lì vogliamo realizzare un Centro per la formazione di centinaia di giovani, facendo diventare realtà il sogno di Adama e Bertrand. Si riconferma, altresì, la feconda presenza degli amici albanesi per i fitti e crescenti rapporti esistenti tra i due Paesi e per il contributo culturale ed umano che in ogni edizione hanno portato.

Dall’ Iraq non potrà giungere la delegazione multi religiosa, per problemi burocratici incredibili, ma ci è giunto un loro significativo messaggio: “Noi bambini di tutte le etnie della città di Kirkuk, vorremmo ringraziare gli organizzatori e i partecipanti di questa edizione della Settimana dei bambini del Mediterraneo. Noi eravamo molto entusiasti per la nostra partecipazione e ci dispiace tanto perché non ce l’abbiamo fatta ad arrivare a voi, perché il Governo iracheno non ci ha rilasciato i passaporti in tempo reale per poter avere il visto di ingresso in tempo giusto. Nostri saluti a voi e a tutti bambini partecipanti alla Settimana”.

A Ottobre a scuola, scuola protagonista

Per lo svolgimento della “Settimana” è stato scelto il mese di ottobre per due ragioni. Ottobre è vicino all’inizio delle attività scolastiche e non sono avviate quelle aggiuntive, quindi c’è più disponibilità all’ascolto e alla partecipazione. La scuola, quale agenzia educativa principale, è la referente privilegiata nella scelta e nella definizione di ogni iniziativa rivolta ai ragazzi.

Saranno i ragazzi a scuola che si organizzeranno , con la guida e le proposte dei docenti, per partecipare da protagonisti nell'ospitare i ragazzi provenienti da altri Paesi, nell'attivare laboratori di giochi e di storie, nel partecipare alle varie iniziative programmate per la " Settimana".
La seconda ragione è che essendo ottobre il mese di avvio per tutti gli Organismi sociali, in tal modo, essi potranno utilizzare il restante periodo di lavoro per sviluppare gli spunti e le idee ricavate dalla " Settimana". I fili di amicizia annodati potranno essere tessuti; i contatti avviati potranno essere coltivati; le idee prodotte potranno essere ulteriormente sviluppate.

L’Associazionismo per i diritti di tutti… e non solo

Alla buona riuscita della iniziativa collaborano vari protagonisti:le Scuole, le famiglie, i ragazzi e le Associazioni.
Si fa riferimento ad Enti ed ad Associazioni di volontariato, ad Organizzazioni culturali, impegnati in particolari iniziative di affermazione concreta dei diritti di tutti, della promozione della cultura della cittadinanza attiva e dell’ interculturalità. Essi danno un contributo significativo alla ricchezza di opportunità offerte dalla Settimana dei bambini del Mediterraneo. Ricordo per tutti l’UNITALSI, Oratorio SING, Movimento per l’infanzia. Un contributo importante viene offerto da alcuni servizi previsti dal Piano di zona(Servizi per la famiglia e Sportello immigrati).
Un ruolo fondamentale lo svolgono le famiglie: esse costituiscono l'asse portante della fondamentale esperienza di ospitalità, di incontri, di condivisione e di mediazione.

<< Elaborare una cultura intermediterranea alternativa… Condividere una visione differenziata… Le vecchie funi sommerse, che la poesia si propone di ritrovare e di riannodare, sono spesso state rotte o strappate dall'intolleranza o dall'ignoranza …Potremo fermare o impedire nuove "divisioni" in ogni punto da Oriente a Occidente ? >> (Pedrag Matvejevic)
Tutti i soggetti impegnati nell’avventura della Settimana dei bambini del Mediterraneo operano per concretizzare una cultura intermediterranea fatta di ponti e non di muri, di cooperazione e non di divisione. Accendono tanti fuochi di pace per riannodare le vecchie funi sommerse…….

 

Lorenzo Caiolo
locaiolo@libero.it

 
   
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