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Settimana dei Bambini
del Mediterraneo
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11ª edizione
dal 19 al 25 ottobre
2009
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IL PROGETTO
| PUGLIA, regione di
frontiera da sempre in relazione profonda
d’interscambio con le culture delle
molteplici sponde dell’Adriatico e dello
Ionio, svolge oggi un ruolo propositivo di
laboratorio interculturale dei paesi del
Mediterraneo che aspirano alla pace e alla
valorizzazione delle differenze. Bravi
nell’accoglienza, i pugliesi vogliono
esserlo altrettanto nell’organizzare
esperienze e riflessioni interculturali. |
| OSTUNI, città dalle
meravigliose suggestioni, misteriosa e
accogliente, fiabesca e bianca, diventa
luogo emblematico di “un mare d’incontri” di
bambini e adulti, spazio per “ricomporre il
mosaico” del frammentato Mediterraneo. |
Ogni anno, nella
SETTIMANA DEI BAMBINI MEDITERRANEI, storie,
giochi, immaginari, culture, religioni,
civiltà, punti di vista, sogni diversi
s’incontrano per far progredire una civiltà
di pace.
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2009: l’Italia
rimproverata dall’UE e dall’ONU
Sullo sfondo di questa
nuova edizione si staglia un’Italia
irriconoscibile. Non più quella solidale ed
ospitale. Quella degli insegnamenti
evangelici, delle marce per la pace, dei don
Milani dei Papa Giovanni XXIII, dei don
Tonino Bello, dei Padri Costituenti….
Oggi l’Italia è sotto osservazione per
comportamenti dei cittadini e delle
Istituzioni non in linea con gli accordi
internazionali e con la Dichiarazione dei
diritti umani. Si dichiarano criminali gente
innocente e disperata e si respingono donne
bambini ed adulti in cerca di un futuro più
umano e in fuga dagli inferni.
''L'Italia intercetta
migranti e richiedenti asilo africani sui
barconi e, senza valutare se possano
considerarsi rifugiati o siano bisognosi di
protezione, li respinge con la forza in
Libia, dove in molti sono detenuti in
condizioni inumane e degradanti e vengono
sottoposti ad abusi''. E' quanto afferma
Human Rights Watch (Hrw) nel rapporto
''Scacciati e schiacciati'' .
''La realta' e' che
l'Italia sta rimandando questi individui
incontro ad abusi - ha detto Bill Frelick,
direttore delle politiche per rifugiati di
Hrw -. I migranti che sono stati detenuti in
Libia riferiscono categoricamente di
trattamenti brutali, condizioni di
sovraffollamento ed igiene precaria''. ''Gli
italiani - prosegue il rapporto Hrw - usano
la forza nel trasferire i migranti dai
barconi su imbarcazioni libiche o li
riportano direttamente in Libia, dove le
autorita' li imprigionano immediatamente….La
politica dell'Italia costituisce un'aperta
violazione dell'obbligo di non commettere
refoulement, il rinvio di individui con la
forza verso luoghi dove la loro vita o
liberta' e' minacciata o dove rischierebbero
la tortura o un trattamento inumano o
degradante''. ''L'Italia viola i propri
doveri legali - ha detto Frelick -. L'Ue
dovrebbe esigere che l'Italia rispetti i
propri doveri ponendo termine a tali rinvii
verso la Libia.
In questi giochi di
rinvii e di innalzamento di muri, ci sono
stati morti, tanti morti…500 morti solo nei
primi otto mesi del 2009, 15 mila in tutto
il Mediterraneo. Omissione di soccorso?
Qualcosa di più, molto di più! Dopo l’ultima
ufficiale tragedia, l’Arcivescovo di
Agrigento ha affermato: “Questa ennesima
tragedia in cui i deboli muoiono per
l’indifferenza dei forti o a causa di leggi
contrarie ai principi di umanità e carità,
devono farci riflettere, interrogare e
soprattutto farci sentire
colpevoli”(Monsignor Montenegro).
Siamo in presenza di una
guerra che si combatte contro gli altri, i
diversi, indicati come il pericolo numero
uno, come causa di tutti i nostri mali,
della nostra insicurezza in particolare.
Assistiamo ad una serie di episodi e di
atteggiamenti negativi che impongono un
clima di esclusione, di mal sopportazione.
Un fenomeno che
preoccupa, che deve farci riflettere e
reagire. Perché in tempi in cui
l’intolleranza la fa da padrone, tutti noi
saremo chiamati a rispondere del nostro
silenzio.
Questa volta rischiano di
andare in fumo secoli di cristianesimo e
percorsi di affermazione della civiltà dei
diritti per tutti.
La Bibbia ci ha sempre detto: “ero straniero
e mi avete ospitato”. L’ONU nel 1948
suggella: “Il riconoscimento della dignità
inerente a tutti i membri della famiglia
umana e dei loro diritti uguali e
inalienabili, costituisce il fondamento
della libertà, della giustizia e della pace
nel mondo…Ogni individuo ha diritto alla
libertà di movimento e di residenza entro i
confini di ogni Stato.
Ogni individuo ha diritto
di lasciare qualsiasi Paese, incluso il
proprio, e di ritornare nel proprio Paese.
Ogni individuo ha diritto di cercare e di
godere in altri Paesi asilo dalle
persecuzioni.”. I nostri Costituenti
affermarono solennemente: “Tutti i cittadini
hanno pari dignità sociale e sono uguali
davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali
e sociali”.
Quanta storia cancellata, quanto patrimonio
giuridico dilapidato, quanta cenere di
sacrifici e di conquiste civili!!!
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Dalla violenza al
disarmo culturale
La globalizzazione non ha
universalizzato né il benessere, né i
diritti, né la ricchezza. Le contraddizioni
e le distanze sono aumentate. Il divario è
cresciuto, accompagnato dall’innalzamento di
muri. Chi nei secoli scorsi è andato a
rubare e violentare a piene mani, che ha
impoverito e schiavizzato quei popoli,oggi
si barrica nei propri recinti opulenti. Ieri
si “prelevavano” in quei territori:
manufatti, pietre preziose, materie prime,
alimentari, schiavi. In quelle terre di
conquista si per secoli sono stati
perpetrati abusi e malversazioni, genocidi e
ruberie.
Ancora oggi si perpetua
la legge dello sviluppo a spese della
povertà degli altri: “Come possiamo
accettare che il nostro benessere sia basato
sulla morte e la sofferenza degli altri?
Come possiamo accettare che la nostra
sicurezza sia garantita da una ideologia di
potere spietata e dolorosa? Come possiamo
accettare che al pace si regga sulla
occupazione delle terre altrui?...Come
possiamo permettere che nel mondo si produca
una massa di sofferenza così insopportabile
mentre da questa parte si ride sazi davanti
ai varietà televisivi?”(Giuseppe Goffredo).
Il nuovo mondo non riesce
a gestire un fenomeno provocato dai potenti
di sempre. Esso richiederebbe
consapevolezza, onestà e assunzione di
responsabilità. “I poveri hanno il diritto,
appunto perchè poveri, di bussare alle porte
della società benestante”(Antonio Maria
Voglio). Non si tratta, quindi, di invasione
dalla quale bisogna difendersi. Semmai
questo massiccio spostamento di migranti
richiede a tutti di mettere ordine in questo
fenomeno, richiede capacità di governarlo
non di strozzarlo o respingerlo.
Chi si vuole porre alla
guida del mondo, i cosiddetti Grandi (G3,
G8, G20), ha il dovere di volgere tale
situazione a vantaggio di tutti e a
salvaguardare sempre la dignità delle
persone, comunque, coinvolte, anche se nella
stiva di un’imbarcazione o in altro mezzo,
si tratta di persone umane e, quindi, con
diritti universalmente riconosciuti.
“Proprio qui sorge la prima sfida per coloro
che hanno retta coscienza, poiché risulta
evidente quanto sia indispensabile
l'istituzione di un ordinamento giuridico
internazionale, che stabilisca un'effettiva
condivisione di responsabilità tra i Paesi
di partenza, di transito e di destinazione
dei flussi migratori, cosicché nessuno sia
lasciato solo nel gestire le difficili
situazioni che inevitabilmente si creano….
il respingimento nel Paese d'origine
significherebbe procurargli grave danno.
È dunque indispensabile,
per un mondo che vuol dirsi civile,
l'urgente adozione di appropriate normative.
È necessario riformulare le politiche di
accoglienza con un piano di solidarietà
concordata, anche per gestire il fenomeno
con scelte preventive. È innegabile
l'autorità sovrana degli Stati nel definire
i requisiti di accesso e di permanenza degli
immigrati, così come la competenza
discrezionale nel proibire loro l'ingresso.
Senza dimenticare, tuttavia, che l'esercizio
di tale sovranità è giuridicamente
circoscritto dalla ratifica dei trattati
internazionali e dal rispetto di due
principi etici: la tutela della dignità
della persona e dei gruppi umani, con il
diritto che ne deriva all'identità
collettiva, e la promozione dell'unità
fondamentale del genere umano, la quale
suppone che tutta l'umanità, al di là delle
distinzioni etniche, nazionali, culturali e
religiose, formi una comunità senza
discriminazioni tra i popoli, che tendono
alla solidarietà reciproca.
Poi, nel definire la
politica e il diritto di migrare non si può
ignorare, da un lato, la realtà delle
strutture economiche internazionali, con il
crescente divario tra Nord e Sud e
l'espulsione di intere popolazioni dalle
aree sfruttate e impoverite; dall'altro, il
ruolo economico svolto dagli immigrati nei
sistemi di produzione e sviluppo dei Paesi
d'accoglienza”(M.A.Voglio). A tal proposito,
tra l’altro, vanno considerate le ragioni di
tali migrazioni: la povertà crescente, le
situazioni di ingiustizia e sofferenza
insostenibili.
Tra le cause principali
dei grandi flussi migratori verso l’Europa
vi è il progressivo aumento del divario
esistente tra i Paesi ricchi, che dispongono
attualmente di quasi l’80% del prodotto
mondiale, pur avendo il 22% della
popolazione, e i Paesi poveri, che
dispongono solo del 20% del prodotto
mondiale, pur rappresentando il 78% della
popolazione. Quindi oggi viene richiesto a
tutti di “attrezzarsi” in modo giusto ed
efficace ad “accogliere” o ad affiancarsi
per uscire dallo stato di bisogno,ma occorre
cambiare la logica attuale.
“La pace dentro e fuori
inizia risolvendo i problemi sociali,
denunciando lo sfruttamento, smascherando
gli interessi che si nascondono dietro le
dittature e le guerre cosiddette locali,
combattendo i modelli e i paradigmi
culturali che tengono il mondo nell’orrore,
nella miseria, nell’oppressione, nella
paura”(Giuseppe Goffredo). L’Occidente deve
rinunciare ai suoi privilegi e deve favorire
la distribuzione equa delle ricchezze e deve
rispettare il pianeta….con tutti i suoi
esseri viventi.
Oggi si assiste ad un
crescente riarmo per difendere i propri
recinti e privilegi, mentre si rivelerebbe
utile e risolutivo un disarmo culturale: “La
pace non è possibile non è possibile senza
al disarmo, ma il disarmo richiesto non è
solo quello nucleare, militare o economico,
occorre anche il disarmo culturale, un
disarmo della cultura dominante, la quale
minaccia di convertirsi in una monocultura
che può soffocare tutte le altre e finisce
per asfissiare se stessa”(Raimon Panikkar).
Se si continua sulla
strada già percorsa si produrranno altre
tragedie e si accresceranno conflitti e
sofferenze. La fame, le malattie, lo
sfruttamento di per sé generano violenza e
vengono dalla violenza. “Un uomo oppresso,
affamato, calato in un territorio degradato
dalla violenza, vittima della manipolazione
della verità, non potrà mai accedere al
senso della sua pace”(Giuseppe Goffredo).
Il dialogo, la collaborazione, la
consapevolezza dell’interdipendenza, la
nonviolenza, costituiscono la sola via
d’uscita. Lo scontro e i muri producono
dolore e non risolvono nulla. Occorre una
nuova cultura per modificare le prospettive
di vita sul pianeta.
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La convivialità
delle differenze
Lo scenario che si
presenta è di degrado fisico e morale del
pianeta, le culture della civiltà del
rispetto e della dignità di tutti, le
culture della solidarietà sembrano
tramontate. Il cielo dei diritti è
completamente offuscato. “Oggi, purtroppo,
da non si carezza più. Si consuma solo…Le
mani, incapaci di dono, sono divenute
artigli…gli occhi, prosciugati di
lacrime…,si sono fatti rapaci. Lo sguardo
trasuda delirio. Perciò si violenta tutto…E
non soltanto le cose…Ma anche le
persone”(don Tonino Bello).
Già don Tonino aveva ben
delineato il futuro di una società opulenta
ed egoista: l’altro non è accolto, ma
respinto, asservito e non servito, non
tenerezza ma indifferenza. Egli, nella sua
testimonianza di accoglienza generalizzata e
di servizio concreto, intuì la modalità più
efficace di convivenza sul pianeta:
convivialità delle differenze.
“La cultura della
convivialità planetaria è, concretamente,
esistenzialmente, assidersi tutti alla mensa
del patrimonio comune su un piede di pari
dignità. La pari dignità, sempre
concretamente parlando, significa
condivisione di bisogni umani essenziali e
il loro soddisfacimento solidaristico, a
cominciare dai bisogni basilari di coloro
che sono in maggiore necessità”(A.Papisca).
Non è utopia o esercitazione accademica, ma
deve essere la nuova etica della buona
globalizzazione: l’accoglienza responsabile.
La salvaguardia dei diritti di cui ogni
persona è portatrice. Vivere bene insieme
nella differenza, per realizzare la nuova
civiltà della convivialità.
Don Tonino così
caratterizzava la convivialità:”Nel cielo
tre persone uguali e distinte vivono così
profondamente la comunione, che formano un
solo Dio. Sulla terra più persone, uguali
per dignità e distinte per estrazione, sono
chiamate a vivere così intensamente la
solidarietà, da formare un solo uomo, l’uomo
nuovo….Pace è mangiare il proprio pane a
tavola insieme con i fratelli. Covivialità
delle differenze, appunto”(don Tonino
Bello).
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A 20 anni dalla
Convenzione internazionale dei bambini
Credo che oggi siamo in
presenza di un arretramento sul piano
dell’affermazione dei diritti per tutti.
Sembra affermarsi il principio che i diritti
valgano solo per i prescelti, per i
privilegiati. Tutti accettano sul piano
teorico i princìpi sanciti nella
Dichiarazione universale dei diritti, nella
Costituzione e nella Convenzione,ma poi la
parola d’ordine di tutti diventa:respingere,
criminalizzare, respingere…
Cosa non ha funzionato se
la realtà è andata in tutta Europa in altra
direzione? Se Thomas Hammarberg, Commissario
per i Diritti umani del Consiglio d’Europa
ha espresso profonda preoccupazione per la
criminalizzazione degli immigrati irregolari
che sta pericolosamente prendendo piede in
tutta Europa e per gli episodi di xenofobia
registrati negli ultimi tempi….qualcosa non
ha funzionato….se in Italia si lancia
l’allarme razzismo….qualcosa non ha
funzionato.
Tutto ciò fa emergere una
scarsa incidenza della cultura dei diritti,
della libertà responsabile, della
tolleranza, della solidarietà…Ha fallito la
politica, ha fallito la cultura, ha fallito
la Chiesa, ha fallito l’educazione familiare
e scolastica….
C’è qualcosa che non ha funzionato bene, ci
sono alcuni (governi, educatori,
intellettuali, organismi politici sociali
religiosi e culturali) che non hanno fatto
quello che avrebbero dovuto fare. “Nel
nostro mondo viene tollerata un’immensa
ingiustizia, che un gran numero di persone
vive – e molte di esse muoiono – senza poter
nemmeno soddisfare le più elementari
necessità della vita. In altri termini, i
loro diritti umani fondamentali in ambito
economico e sociale vengono violati.
Ciò significa che quelli
fra noi che sono nella posizione di
contribuire alla tutela di quei diritti non
stanno facendo quanto potrebbero e
dovrebbero fare” (Philip Alston). Sulla base
di questa grave con stazione si intende
richiamare l’attenzione di tutti su questo
arretramento. Ecco perché abbiamo voluto
coinvolgere in modo massiccio gli esponenti
più attivi e preparati del Movimento per
l’infanzia. Intanto constatiamo, nei fatti,
che non si è riusciti a preparare le
coscienze capaci di fronteggiare le novità
della globalizzazione e del meticciamento.
Lo avevamo colto bene 10 anni fa, quando
(con Bernadette Giovene) fondammo la
Settimana dei bambini del Mediterraneo.
Scrivevo:
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Le sfide del
presente
Si chiude un secolo dai
risultati complessi e contraddittori, nei
campi della cultura, dell’economia, della
geografia politica, delle relazioni sociali,
etc. I più recenti fotogrammi ci riportano
alla mente gli spargimenti di sangue e le
sofferenze atroci di vittime in Algeria, in
tanti luoghi della ex-Jugoslavia, nel Medio
Oriente, la disperazione degli albanesi e di
tanti profughi provenienti dal sud del
mondo, la violenza subita dai curdi, gli odi
fratricidi nel Kosovo…
Eppure, ormai, è
necessario invertire subito la rotta. Il
nuovo Secolo si apre all’insegna della
"mondialità": si vive, soprattutto nel
Mediterraneo, in un villaggio che nei fatti
è globale: scambi, convivenze e interazioni
multietniche sono una condizione oggettiva
delle città e degli Stati del nord del
Mediterraneo. Tale condizione spesso è
subita e non vissuta consapevolmente ed in
modo fecondo: si determinano spesso
situazioni di razzismo, di emarginazione o
di omologazione.
Gli organismi
istituzionali (e non) devono prestare molta
attenzione a tale nuova e problematica
condizione: devono affrontare con urgenza il
problema di formare persone capaci di vivere
in modo originale, positivo ed attivo in
questa rete delle diversità. Dalla
constatazione della realtà multiculturale,
bisogna passare alla realizzazione di
percorsi formativi di modi di vivere
interculturali di soggetti portatori di
propria cultura che sanno convivere, in
scambi reciproci, con persone di altre
culture. Saper vivere, valorizzando la
propria identità personale e culturale e
aprendosi alla conoscenza, al dialogo e
all’ibridazione feconda con le altre
culture: tutto ciò non è un bello e vago
ideale, oggi, possedere questa forma mentis,
diventa una necessità, per non andare
incontro a frequenti o periodici conflitti
degenerativi e violenti.
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O è
interculturale o non serve
L’educazione attuale o si
configura come interculturale o non è
educazione (Sira Macchietti).
La società globalizzata richiede una
educazione globale, altrimenti saremo
sommersi dagli effetti devastanti della
globalizzazione, che si accompagna, spesso,
a fenomeni di drammatico neo-etnocentrismo
delle più variegate forme.
"In questa società del
meticciamento abbiamo bisogno di integrare
la pedagogia dell’identità con una pedagogia
del volto, cioè della relazione, della
differenza, della reciprocità… Una
dimensione costitutiva dall’Io che
l’educazione deve aiutare a svilupparsi è
quella dell’accoglienza, dell’ospitalità,
dell’ascolto di sé e degli altri… " (Antonio
Nanni e Claudio Economi).
Gli ideali educativi sono
restati spesso ben esposti ed approfonditi
sui testi, raramente sono diventati realtà.
L’attuale livello di complessità,
pericolosità e potenzialità delle relazioni
umane non permette di perpetuare l’inutilità
delle azioni pedagogiche: il mondo delle
idee deve invadere e trasformare il mondo
della realtà.
La convivenza
interculturale la si può costruire con
teorie e ricerche educative di alto profilo,
ma soprattutto con "azioni" concrete e
vissute e partendo dal "mondo" dei bambini e
dei ragazzi: far incontrare gli immaginari
dei bambini delle varie culture, far
scambiare i loro giochi e le loro fiabe,
arricchire l’alimentazione culturale e
spirituale attingendo anche ad altre
culture: così facendo si pongono basi solide
per un efficace processo di formazione dei
nuovi cittadini del Nuovo Millennio.
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Incontrarsi
veramente
Imparare a " convivere
nella diversità e vivere della diversità "
(Arturo Paoli) non è solo frutto di
informazione, di cultura, di buona volontà,
ma è, soprattutto, frutto di esperienze, di
incontri e scambi reali di condivisione
vissuta. E’ da questa convinzione che nasce
l'idea di contribuire (già lo fanno altri) a
creare, moltiplicare ed accrescere i momenti
di incontro, di conoscenza reciproca, di
scambi.
La "Settimana dei bambini
del Mediterraneo" ad Ostuni mira soprattutto
a far incontrare in modo diretto tanti
bambini provenienti dai vari paesi del
Mediterraneo perché possano convivere
momenti di conoscenza e condivisione >>
(Progetto di fondazione della Settimana
1999).
Nel 1999 partimmo con questo desiderio e
convinzione. Volevamo dare il nostro
concreto contributo a praticare la pedagogia
dell’incontro. La vera rivoluzione
pedagogica sarebbe stata appunto quella di
insegnare a vivere insieme in modo
plurale….il fatto è stato che molti hanno
fatto progetti, teorie, convegni, seminari,
libri e pochi hanno operato in modo onesto
ed efficace.
La Settimana nasce per
creare occasioni di conoscenza reciproca, di
incontro, di comunicazione. “La mancanza di
comunicazione porta inevitabilmente al
sorgere di conflitti: se vogliamo che ci
siano forme di comunicazione con coloro che
arrivano da altrove, occorre che i ragazzi
si abituino fin da piccoli a conoscere
qualcosa di loro, è necessario che si
trovino o si creino occasioni di
informazione reciproca” (Mariangela Giusti).
L’utilità della Settimana
in questa nuova situazione mi ha spinto ad
accettare sempre l’invito
dell’Amministrazione comunale di Ostuni ad
organizzare la Settimana, pur in presenza di
disponibilità economiche e temporali non
adeguate e pur in circostanze frammentarie
ed episodiche. La sua efficacia e potenza mi
hanno convinto di andare avanti….pensando ai
bambini, come mi invita a fare spesso il mio
figliolo Adama. “Le culture che valorizzano
e celebrano i bambini per quello che sono,
oltre che per ciò che diverranno, possono
meglio guidarci nel nuovo millennio…E’ vero,
certamente i nostri figli sono il nostro
futuro. Ma…il futuro dell’infanzia è nel
presente” (William A. Corsaro).
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Il presente è
conflittuale e alimenta la paura
“Nonostante il mio
ottimismo della volontà e la mia fiducia
metafisica, penso che l’Europa oggi
attraversi una regressione identitaria. La
gente ha paura della globalizzazione. Non di
quella economica che nessuno capisce, ma di
quella culturale, quella che porta con sé il
flusso inarrestabile degli immigrati. La
gente prova a difendersi cercando una
certezza identitaria che sia ideologica o
religiosa. Ed è un errore, una
mistificazione”(Eric-Emmanuel Schmitt).
Non saranno i desideri e
le belle parole a modificare i
comportamenti, a bloccare la deriva, a
convincere che il dialogo è più produttivo
dello scontro e della chiusura. Bisognava e
bisogna partire dalla nuova situazione
determinata dalla globalizzazione, dalla
complessità, dalla “liquidità”( Zygmunt
Bauman) e dalla precarietà sostanziale….e da
questa conoscenza adeguata partire per usare
le strategie e i metodi più congruenti.
L’educazione ha la
responsabilità principale, essa deve essere
favorita e sostenuta dalla politica e dalle
altre scienze, perché possa preparare e
stimolare i corretti stili e comportamenti.
Occorre cambiare subito e offrire percorsi
formativi adeguati ed efficaci orientati ai
ragazzi e alla nuova società e meno agli
interessi, alle smanie e agli stati d’animo
degli adulti. Oggi siamo chiamati ad uno
sforzo maggiore come adulti e come
responsabili del presente e del futuro.
Occorre rispondere alla sfida attuale: “Noi
come adulti, nei ruoli che rivestiamo e per
le responsabilità che abbiamo come genitori,
amministratori ed educatori, dobbiamo
lavorare con la consapevolezza che quella
dell’integrazione è oggi,
contemporaneamente, la sfida più importante
e la risorsa fondamentale per donare ai
nostri figli la capacità di costruire una
civiltà più equa e solidale”(Silvia
Facchini).
Il globale, il
planetario, il complesso, l’incerto hanno
reso tutto più insicuro e fragile, ci rende
necessariamente più timorosi dell’altro. La
demonizzazione o il disprezzo per chi ha
paura o è incerto accentua la lacerazione e
aumenta la difensiva, alimentando la
reazione.
Occorre prendere in mano questa determinata
situazione, conoscerla bene, non subirla, ma
darle un orientamento teso al guadagno dei
valori importanti. Gli educatori devono
partire da tale consapevolezza e attrezzarsi
per innescare processi capaci di favorire la
formazione di soggetti autonomi, capaci di
gestire in positivo le molteplici situazioni
di conflittualità, di saper valorizzare la
diversità e di saper agire nelle situazioni
complesse. “Nell’incontro tra culture non
dobbiamo convincerci o illuderci che sia
evitabile il conflitto, il conflitto è una
condizione quando le differenze si
incontrano, ma guadagnare un orientamento
intenzionale vuol dire non lasciarsi
sopraffare dal conflitto, non far sì che il
conflitto diventi distruttivo, ma imparare a
stare, sostare, fermarsi nel
conflitto”(Elisabetta Musi).
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C’è speranza se
la Settimana continua
Rispetto a tale
situazione, la Settimana ancora una volta
intende coagulare le tante soggettività e le
tante aggregazioni istituzionali e non che
credono nei valori rappresentati dal
Vangelo, dalla Dichiarazione dei diritti
universali dell’uomo, dalla Costituzione
italiana, dalla Convenzione internazionale
dei diritti dei banbini.
Anche in questo complesso
2008 abbiamo voluto cogliere e lanciare
segnali positivi. “La differenza, come
sempre, la può fare l’iniziativa dal basso,
che rompe gli schemi delle persone
intruppate nelle rispettive appartenenze e
mette a contatto donne e uomini delle varie
religioni o senza religione che s’incontrano
per dire che non ne possono più di odio, e
di religioni al servizio dei potenti di
turno” (Bruno Salvarani).
Da sempre la nostra manifestazione ha inteso
favorire gli incontri, il dialogo e
l’interazione tra le diversità. La società
che abbiamo voluto promuovere, in questi
dieci anni, è quella che si fonda sulla
reciproca comprensione, sulla cooperazione e
sul rispetto e valorizzazione delle
diversità.
Troppe discriminazioni
ancora sono presenti. Troppe ingiustizie e
troppe sofferenze provocano l’essere
diverso…Eppure la cultura e la produzione
giuridica, da tempo, affermano in modo
inoppugnabile i benefici che derivano da una
società fondata concretamente sulle pari
opportunità per tutti e sulla valorizzazione
delle diversità. La undicesima edizione
della Settimana dei Bambini del Mediterraneo
deve costituire un grande e ulteriore
momento di riflessione, di crescita e di
sperimentazione della cultura dei diritti e
delle diversità. Nella stagione della paura,
dobbiamo far giungere forte la potenza del
dialogo, il dialogo che ogni anno ci fa più
ricchi e ci dà gioia.
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La Settimana
contro le discriminazioni
Si tratta, quindi, di
promuovere stili di comportamento,
conoscenze, esperienze, cultura e pedagogia
in linea con tali obiettivi.
La Settimana, sin dalla nascita, ha cercato
di operare nella direzione di cambiare
mentalità e di costruire una nuova cultura,
attraverso il suo metodo: coinvolgere
direttamente e operativamente bambini,
famiglie, educatori, istituzioni. Di fronte
all’incalzare di tante negatività, bisogna
parlare ed agire per contrastare questa
deriva: alle parole e alle azioni di
divisione e di discriminazione contrapporre
quelle di dialogo, di valorizzazione di
tutti e di comprensione, alla cultura della
sopraffazione far seguire quella della
cooperazione.
La undicesima edizione
intende rispondere, ancora in modo più forte
e nuovo, ai desideri dei ragazzi di un mondo
migliore. Anche perché, la Settimana dei
Bambini del Mediterraneo si va affermando
sempre più come luogo emblematico di
sperimentazione di incontri e di dialogo tra
culture, di rispetto e di valorizzazione
delle diversità e si pone, soprattutto, come
ambito culturale ed esperienziale che
promuove la responsabilità, a partire dal
livello individuale, convinti che “L’etica
globale non è orientata verso una
responsabilità collettiva che diminuisca la
responsabilità individuale. L’etica globale
rivolge la responsabilità individuale di
ogni membro della società verso il suo posto
concreto in quella società…non si deve
parlare soltanto dei nostri leaders
politici: questa è facilmente una scusa per
evitare la responsabilità individuale di
ciascuno…L’attuazione dell’etica
globale…dipende invece da ciascuno. Ciascuno
può cercare di realizzare la regola aurea in
famiglia, in una comunità, in un istituto,
in un posto di lavoro, in una nazione, tra
gruppi etnici” (Hans Kung).
Da Ostuni si vogliono far
partire, ogni anno, messaggi e testimonianze
che mirano a modificare comportamenti e ad
incidere nella realtà mentale per far
avanzare, nei fatti quotidiani, una nuova
cultura per un nuovo Mediterraneo. Dalla
consapevolezza e la denuncia delle
situazioni di ingiustizia, la Settimana con
i suoi mille incontri (ultima edizione: 30
mila partecipanti) intende promuovere ogni
anno azioni e riflessioni a tema per
introdurre nuove pratiche rivolte
all’infanzia, per svolgere un ruolo decisivo
nella formazione di una cultura della
cittadinanza democratica, dialogante e
solidale.
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Partire dai
bambini
“Poiché le guerre
cominciano nelle menti degli uomini è nelle
menti degli uomini che si devono costruire
le difese della Pace” (Costituzione
dell’UNESCO). Per rispondere a questa
sollecitazione, alle impellenti domande
sopra riportate e al desiderio dei bambini
di Ostuni (e non solo) di incontrare i loro
coetanei dell’altra sponda è stata ideata
l’iniziativa, avente un eloquente e
programmatico titolo: Un mare di incontri
nella Città Bianca: storie, giochi, libri ed
altro dei bambini del Mediterraneo.
Settimana dei bambini mediterranei.
L’organizzazione annuale
della Settimana dei bambini del Mediterraneo
si fonda, infatti, sulla consapevolezza
dell’urgenza e della centralità
dell’educazione per trasformare il mondo,
che diventa sempre più insostenibile per la
diffusione e l’accentuarsi dei conflitti e
delle discriminazioni, per le condizioni di
vita sempre più povere nel sud del mondo e
sempre più tossiche e disumanizzanti nel
nord del mondo. E allora bisogna partire da
una maggiore attenzione all’infanzia.
L’infanzia prima di
tutto, la migliore crescita di tutti i
bambini: un grande sogno, un’impellente
necessità. La Settimana dei bambini del
Mediterraneo di Ostuni si inserisce,
volutamente, nella scia delle responsabilità
diffuse e delle azioni concrete per il
cambiamento, a partire dai bambini e dal
“cortile” del Mediterraneo. Se i bambini si
nutrono di sofferenza e di violenza, cosa
potranno immaginare e costruire per il loro
futuro? I bambini devono poter immaginare e
costruire un futuro diverso, essi devono
alimentarsi di semi di novità e di
miglioramento.
Partire dai bambini…”E’ lì che bisogna
operare, altrimenti i bambini sono già
condizionati a un pensiero distorto, a un
pensiero chiuso; sono soffocati nelle loro
possibilità creative e fantastiche. Quindi,
se si vuole cambiare la società, è proprio
lì che si deve operare per sperare in un
mondo migliore fra qualche generazione”
(Bruno Munari).
I bambini hanno un ruolo
fondamentale per la trasformazione del
mondo: “…se aiuto e salvezza possono venire,
ci verranno soltanto dal bambino; poiché il
bambino è il costruttore dell’uomo. Il
bambino è dotato di poteri sconosciuti, che
possono guidare a un avvenire luminoso”
(Maria Montessori).
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Il Mediterraneo:
un mare di accoglienza
Ho richiamato prima lo
scenario in cui si svolge la nostra vita di
uomini che abitano il Mediterraneo: in
questo scenario tormentato, noi intendiamo
far emergere segnali di speranza, di
giustizia, di fraternità, di incontri, di
giochi…di storie…di belle diversità “.
La nostra risposta è promuovere tanti
incontri. I bambini che si incontrano e
riescono e sanno giocare, costituiscono un
segnale di nuove vie. Al Mediterraneo
sofferente dei grandi contrapponiamo il
Mediterraneo dei piccoli…di bambini delle
varie sponde che si incontrano per giocare,
per stare insieme bene e in fraternità: gli
adulti innalzano barriere insormontabili, i
bambini le rompono con i loro giochi e la
loro voglia di incontrarsi…
Al rumore assordante
della guerra, dei conflitti e delle
barriere, migliaia di bambini ad Ostuni, si
incontrano per conoscersi e per conoscere.
L’incontro gioioso e giocoso tra bambini
possa svegliare le coscienze dei grandi, per
unire i sogni e gli sforzi degli uni e degli
altri per ridurre i rivoli di sangue, le
zone di sofferenza, la fame di pane e di
libertà, di giustizia e di gioco…
La nostra storia migliore è quella che ha
visto la collaborazione tra i popoli, la
contaminazione tra le culture. Quando ci
hanno accolti, quando abbiamo accolto.
L’accoglienza arricchisce
e abbellisce, la chiusura danneggia
tutti….soprattutto quando coinvolge i
bisognosi, i bambini. Dobbiamo riprendere
quel clima dei migliori momenti storici.
Goffredo valorizza quei momenti e ci esorta
ad andare in quella direzione: “Il
patrimonio culturale italiano non
rappresenta solo se stesso, ma il bene
comune condiviso di una vasta cultura e
civiltà in movimento nel tempo e nello
spazio fra i popoli mediterranei ed europei.
Rapporti fra rive, città, territori,
tragitti in senso verticale e orizzontale,
fra l’Oriente e l’Occidente. Un moto direi
circolare di andata e ritorno, migrazioni,
contaminazioni, propagazioni infinite.
L’originalità di ogni cultura, si potrebbe
dire è costruita da una pluralità di mani,
in cui ogni luogo è fatto di altri molti
luoghi; ogni sguardo contiene altri sguardi;
ogni sensibilità è frutto di altre
sensibilità. Questo è ciò che possiamo
chiamare l’identità plurale del Noi
Mediterraneo”(Giuseppe Goffredo).
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L'identità
mediterranea contro razzismo e xenofobia in
crescita
Da sempre abbiamo creduto
nella particolare storia e collocazione
geografica dei Paesi del Mediterraneo, ad
una storia di relazioni feconde, ad un
bacino ricco di civiltà plurali originali,
ad un cultura del Mediterraneo che ha
contribuito al progresso del mondo. Abbiamo
fatto riferimento,sempre, alla
mediterraneità (Predrag Matvejevic).
Per noi della Settimana
il Mediterraneo è stato sempre un mare
privilegiato per incontrarsi . Scrivevo così
nell’atto di fondazione della Settimana:<<Il
Mediterraneo, per la sua storia, per la sua
collocazione, per la sua conformazione
costituisce un’area privilegiata, in cui
poter costruire azioni ed esperienze
interculturali.
Su questo mare insistono
antiche, ricche e diversificate civiltà, che
spesso si sono scontrate e si sono deprivate
vicendevolmente: il livello di civiltà
attuale consente e richiede necessari e
fitti scambi di collaborazione. I due
milioni e mezzo di Kmq di superficie
circondata da 22 paesi ricchi di abitanti,
di storia, di cultura, di risorse, fanno del
Mediterraneo, e dei Paesi che si affacciano,
un unico grande "giardino" favorente
incontri. Purtroppo lo scenario che si
presenta è completamente opposto :paesi così
vicini eppure così separati, con storie
comuni eppure ancora così nemici e pronti al
massacro reciproco.
Finalmente , in alcuni
ambiti, si comincia a prendere coscienza ed
ad operare per valorizzare in direzione
della pace, del confronto e della
cooperazione, le potenzialità culturali e
geografiche di questa area. A tal proposito,
Predrag Matvejevic sostiene che " i mari e i
golfi del Mediterraneo sono più solidali
delle loro rive e degli abitanti
rivieraschi". Oggi abbiamo il dovere di
agire per assecondare la "natura": fare del
Mediterraneo un luogo esemplare di traffici
e di scambi di idee, di storie, di persone,
di pace, di progetti…. Ostuni Mediterranea,
Città dalle meravigliose suggestioni, per la
sua storia, per la sua conformazione, per la
sua collocazione si candida a diventare
fucina e luogo della cultura e delle azioni
interculturali. Ostuni dovrà farsi percepire
come la città degli incontri dei bambini e
per i bambini del Mediterraneo>>.
Sulla base di queste
originarie considerazioni, ho molto
apprezzato, in questo momento di accentuate
lacerazioni, quanto detto, recentemente, dal
Presidente della Camera, Fini, il quale
nell’invitare di agire subito per "impedire
il prodursi di fenomeni di razzismo e
xenofobia che nel nostro paese tendono
purtroppo ad aumentare per effetto di paura,
ignoranza, degrado", auspica una "via
italiana all'integrazione". Egli, tuttavia,
avverte che per realizzarla è indispensabile
abbandonare gli schematismi ideologici e gli
stereotipi, facendo leva su quella "identità
mediterranea" che dà al nostro paese un
patrimonio privilegiato di "universalità di
valori". Concludendo che si tratta di
problemi che richiedono "l'impegno corale
delle istituzioni, della società civile e
delle stesse comunità di immigrati per la
costruzione di una convivenza all'insegna
del dialogo, dello scambio, dell'incontro e
al riparo da tensioni, dall'intolleranza e
dalla discriminazione".
Il recupero dell’
identità mediterranea, come forza per
orientarci verso lidi migliori, si colloca
anche nel solco del pensiero meridiano
elaborato da Franco Cassano. Quando egli
parla del Mediterraneo soggetto, conscio di
sé, che vedrebbe con i suoi occhi il proprio
percorso di sviluppo, lo informerebbe con le
modalità che gli son proprie perché derivano
dalla storia delle sue genti, dalla
geografia delle sue coste. Il Mediterraneo
è, anche, per eccellenza luogo di frontiera:
tra Occidente cristiano e popoli infedeli:
tra sud di caldo e pigro scirocco e nord di
fredda e industriosa tramontana.
“Il pensiero meridiano
non si esaurisce nella difesa di un pur
innegabile pluralismo culturale: le diverse
culture ammettendo l'esistenza del proprio
limite, dei lati oscuri, recuperandone il
valore, riconoscerebbero che hanno da
imparare ognuna dall'altra. Ogni tradizione
è e deve rimanere se stessa, ma se spinta a
compiere un viaggio, può ritornare a casa
arricchita dell'esperienza dell'altro e
rileggere la propria storia in modo nuovo,
valorizzando qualcosa che ha conosciuto e
lasciato successivamente cadere. Rimangono
in piedi dunque le differenze, rese capaci
di trasformare l'hostis in hospes.
A che questa
trasformazione, questo processo alchemico,
avvenga è necessario che esse si traducano
l'una nell'altra, attraverso la costruzione
di un comune retroterra simbolico,
recuperato dal passato, sancito dalle
relazione odierne, quelle della società
civile, per esempio, più agile e flessibile
rispetto ai tentacolari e arrugginiti
apparati burocratici statali” (Marina
D’Antona). Noi siamo, invece, per "l'impegno
corale delle istituzioni, della società
civile e delle stesse comunità di immigrati”
(Fini). Come riteniamo utile e necessaria la
Settimana in questo impegno, così riteniamo
fondamentale il ruolo della scuola.
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Centralità della
scuola
L’educazione, la
formazione e il funzionamento della scuola
sono fondamentali per lo sviluppo economico
e per promuovere la coesione sociale. La
scuola può educare al pluralismo e alle
diversità: è dai banchi di scuola che
bisogna imparare a rispettare e valorizzare
tutte le diverse situazioni individuali.
La scuola, d’altra parte,
non deve respingere nessuno, non deve
trasformare le differenze (sociali,
economiche, culturali, di religione, di
condizione fisica e psicologica ) in
ostacoli a vita. “Contro la retorica della
Pace occorre impegnarsi per una vera e
propria rivoluzione culturale che miri a
costruire una autentica cultura della Pace.
Non basta parlare di pace a scuola e
organizzare programmi, unità didattiche e
discorsi su di essa. Occorre piuttosto far
vivere esperienze esistenziali realmente
positive. A partire dall’esempio che adulti
di riferimento sono in grado di formare…”
(Piero Bertolini).
Se oggi abbiamo la scuola
in prima pagina per le percentuali di
bocciati sempre maggiori, per il numero
sempre crescente di dispersi, per le vicende
sempre più numerose di bullismo, deduciamo
che l’attuale scuola, spesso, già al suo
interno non riesce ad essere comunità
educativa accogliente e capace di far vivere
esperienze di rispetto, responsabilità,
cooperazione, ascolto e promozione.
“Se vogliamo fare della
scuola il luogo da cui partire per costruire
una società basata sulla convivenza e in
grado di gestire la diversità culturale (e
non solo), non bastano discorsi generali…E’
necessario attuare interventi mirati e
necessitano risorse professionali e
finanziarie adeguate per non lasciare solo
gli insegnanti davanti a questi problemi”
(Errico Panini). Solo adulti sostenuti,
formati e motivati possono risollevare le
sorti della scuola, adulti capaci di aiutare
i ragazzi a star insieme, a parlarsi, a
dialogare, a pensare con la propria testa, e
intessere rapporti positivi con tutti.
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Gli altri comuni
Lo svolgimento della
Settimana vede, ormai, la partecipazione di
migliaia di bambini e di decine e decine di
esperti di alto livello. E’ diventato un
appuntamento molto richiesto e molto
partecipato. Molteplici sono le occasioni
d’incontri, di confronti, di dibattito
culturale, di formazione, di nuove
acquisizioni teoriche ed esperienziali. Ogni
edizione segna una tappa nuova nella
definizione e azione di una sempre più
avanzata ed articolata cultura
dell’infanzia.
La particolare fecondità
di tale iniziativa è stata considerata anche
come opportunità di interazione con altre
amministrazioni comunali. Già nelle passate
edizioni il coinvolgimento organizzativo di
altri comuni ha trovato ottimi riscontri sul
piano dell’arricchimento del programma e
della disseminazione degli effetti benefici
contenuti nella filosofia e modalità
dell’iniziativa: in ogni comunità
partecipante si è determinato un
protagonismo nuovo dell’Ente locale (e dei
suoi servizi) in interazione coordinata e
coordinante con le scuole, le famiglie e
l’associazionismo.
La undicesima edizione vede la
partecipazione dei seguenti comuni: Ceglie
Messapica, Cisternino, Oria, San Michele
Salentino, San Pancrazio Salentino, San Vito
dei Normanni.
L’auspicio è che da una
collaborazione episodica, si passi,
finalmente, alla creazione di una rete di
comunità che si allei per la progettazione e
realizzazione di un sistema di opportunità
per l’affermazione di diritti dei bambini e
non solo.
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Le delegazioni
La centralità della
manifestazione è costituita dalla presenza
dei bambini e delle delegazioni provenienti
da altri Paesi. Tali ospiti rappresentano
l’elemento catalizzatore dei temi affrontati
e delle iniziative in svolgimento. Si
risponde in modo concreto al desiderio dei
bambini di incontrare bambini di altri
Paesi. Si realizzano effettivi incontri
sulla base dello scambio paritario di
risorse proprie della civiltà di
provenienza. Ogni anno si sono conosciute
storie e culture nuove, alimentando quel
flusso positivo di comunicazione e di
dialogo, che potrà portare ad un nuovo
Mediterraneo.
Nella presente edizione
si è voluto riconfermare l’interesse per
l’area sofferente del Medio Oriente: la
permanente tragedia dei bambini israeliani e
palestinesi non può lasciarci indifferenti.
Saranno presenti giovani provenienti dalla
martoriata Gaza. Dai Centri permanenti e
dalle Case famiglia giungeranno ragazzi
iracheni, afgani, egiziani…..intendiamo
valorizzarli come cittadini con pari dignità
e notevoli storie che inviatano a pensare.
Il Burkina Faso ci donerà
un incontro tra i più nuovi e straordinari:
un incontro con un mondo povero, ma
emblematico della ricchezza culturale, umana
di un popolo sfortunato, ma che ha tanto da
insegnarci. Proprio da quel Paese viene il
miglior frutto della mia vita familiare. Lì
vogliamo realizzare un Centro per la
formazione di centinaia di giovani, facendo
diventare realtà il sogno di Adama e
Bertrand. Si riconferma, altresì, la feconda
presenza degli amici albanesi per i fitti e
crescenti rapporti esistenti tra i due Paesi
e per il contributo culturale ed umano che
in ogni edizione hanno portato.
Dall’ Iraq non potrà
giungere la delegazione multi religiosa, per
problemi burocratici incredibili, ma ci è
giunto un loro significativo messaggio: “Noi
bambini di tutte le etnie della città di
Kirkuk, vorremmo ringraziare gli
organizzatori e i partecipanti di questa
edizione della Settimana dei bambini del
Mediterraneo. Noi eravamo molto entusiasti
per la nostra partecipazione e ci dispiace
tanto perché non ce l’abbiamo fatta ad
arrivare a voi, perché il Governo iracheno
non ci ha rilasciato i passaporti in tempo
reale per poter avere il visto di ingresso
in tempo giusto. Nostri saluti a voi e a
tutti bambini partecipanti alla Settimana”.
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A Ottobre a
scuola, scuola protagonista
Per lo svolgimento della
“Settimana” è stato scelto il mese di
ottobre per due ragioni. Ottobre è vicino
all’inizio delle attività scolastiche e non
sono avviate quelle aggiuntive, quindi c’è
più disponibilità all’ascolto e alla
partecipazione. La scuola, quale agenzia
educativa principale, è la referente
privilegiata nella scelta e nella
definizione di ogni iniziativa rivolta ai
ragazzi.
Saranno i ragazzi a
scuola che si organizzeranno , con la guida
e le proposte dei docenti, per partecipare
da protagonisti nell'ospitare i ragazzi
provenienti da altri Paesi, nell'attivare
laboratori di giochi e di storie, nel
partecipare alle varie iniziative
programmate per la " Settimana".
La seconda ragione è che essendo ottobre il
mese di avvio per tutti gli Organismi
sociali, in tal modo, essi potranno
utilizzare il restante periodo di lavoro per
sviluppare gli spunti e le idee ricavate
dalla " Settimana". I fili di amicizia
annodati potranno essere tessuti; i contatti
avviati potranno essere coltivati; le idee
prodotte potranno essere ulteriormente
sviluppate.
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L’Associazionismo
per i diritti di tutti… e non solo
Alla buona riuscita della
iniziativa collaborano vari protagonisti:le
Scuole, le famiglie, i ragazzi e le
Associazioni.
Si fa riferimento ad Enti ed ad Associazioni
di volontariato, ad Organizzazioni
culturali, impegnati in particolari
iniziative di affermazione concreta dei
diritti di tutti, della promozione della
cultura della cittadinanza attiva e dell’
interculturalità. Essi danno un contributo
significativo alla ricchezza di opportunità
offerte dalla Settimana dei bambini del
Mediterraneo. Ricordo per tutti l’UNITALSI,
Oratorio SING, Movimento per l’infanzia. Un
contributo importante viene offerto da
alcuni servizi previsti dal Piano di
zona(Servizi per la famiglia e Sportello
immigrati).
Un ruolo fondamentale lo svolgono le
famiglie: esse costituiscono l'asse portante
della fondamentale esperienza di ospitalità,
di incontri, di condivisione e di
mediazione.
<< Elaborare una cultura
intermediterranea alternativa… Condividere
una visione differenziata… Le vecchie funi
sommerse, che la poesia si propone di
ritrovare e di riannodare, sono spesso state
rotte o strappate dall'intolleranza o
dall'ignoranza …Potremo fermare o impedire
nuove "divisioni" in ogni punto da Oriente a
Occidente ? >> (Pedrag Matvejevic)
Tutti i soggetti impegnati nell’avventura
della Settimana dei bambini del Mediterraneo
operano per concretizzare una cultura
intermediterranea fatta di ponti e non di
muri, di cooperazione e non di divisione.
Accendono tanti fuochi di pace per
riannodare le vecchie funi sommerse…….
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Lorenzo Caiolo
locaiolo@libero.it
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