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I
DOLORI DELLA PACE
scontro o crisi di civiltà nel Mediterraneo
dal darwinismo geopolitico al disarmo
culturale
Come possiamo accettare
che il nostro benessere sia basato sulla
morte e la sofferenza degli altri? Come
possiamo accettare che la pace si regga
sulla occupazione delle terre altrui? Quale
futuro immaginiamo per i nostri figli
lasciandoli soli accanto ad arsenali di armi
e ordigni nucleari? Come possiamo sopportare
che poche oligarchie di potere possano
propagandare la guerra, in nome della
democrazia e dell’umanità e chiederci di
essere loro complici?
C’è stata per tutto il
primo decennio del Terzo Millennio una
oligarchia di potere che ha contrabbandato
la crisi di civiltà, con lo “scontro di
civiltà”. All’attentato dell’11 settembre
del 2001 il “bushismo” ha risposto con la
“guerra preventiva”; il terrorismo e la
guerra hanno preso, così, strade divergenti
che hanno lo stesso obiettivo: nascondere il
fallimento e l’incapacità della classe
dirigente a risolvere i problemi del mondo.
La sensazione che si ha è che siamo
prigionieri di due opposti “fondamentalismi”
che vogliono portare il mondo verso uno
scontro frontale.
Scrivere, pensare, fare, a cominciare da un
Paese posizionato nel pieno delle acque del
Mediterraneo significa, così, ripristinare
ogni giorno e sempre con pazienza e
ostinazione i ponti di dialogo fra le
diverse rive. Sapere che l’identità di
questa Penisola è composta da una
soggettività culturale molteplice, in cui è
la ricchezza delle differenze a comporre
l’unità da Sud a Nord. Sicché ragionare sul
dialogo fra le culture e la pace è
necessario per ritrovare una idea di “Noi” e
del nostro futuro, fuori dal concetto
selettivo del darwinismo armato. Essere
lucidi e fermi nel trovare la strada che
porti alla ragione e alla pedagogia del
disarmo “culturale”.
• Testo di riferimento:
“I dolori della Pace- scontro o crisi di
civiltà nel Mediterraneo dal darwinismo
geopolitico al disarmo culturale” di
Goffredo Giuseppe
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