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Il sistema degli oliveti tradizionali con 40 – 50
piante per ettaro, alcune delle quali risultano
avere 2500 anni, rappresenta le aree agricole più
antiche del Mediterraneo ancora “viventi” e
produttive. Le numerose cavità naturali nei tronchi,
la macchia mediterranea lungo i muri a secco e il
sistema di coltivazione estensivo e biologico fanno
si che tali oliveti svolgano una funzione di rifugio
per un enorme varietà d’invertebrati, uccelli,
rettili, chirotteri, fiori e piante.
Gli olivi secolari sono in pericolo a causa di
alcune pratiche agricole sconsiderate. Poiché pochi
ne riconoscono l’elevato valore culturale ed
ambientale, essi vengono espiantati e
commercializzati per scopi ornamentali. Il progetto
della Comunità di agricoltori biologici dell’Alto
Salento intende tutelare il paesaggio agrario degli
olivi secolari presente in Puglia attraverso la
piena valorizzazione dell’olio extravergine di oliva
ottenuto dalle piante monumentali che compongono
questo paesaggio.
La Comunità
di olivicoltori che operano nella piana degli ulivi
secolari si sono impegnati a condividere e
rispettare alcuni principi fondamentali come il
principio della sostenibilità nel rispetto delle sue
tre accezioni ambientale, economica e sociale; il
rispetto della legalità nella gestione della propria
attività imprenditoriale; l’adozione di metodi di
agricoltura biologica per la gestione degli oliveti;
il mantenimento dell’oliveto tradizionale, senza
rinfittimenti che ne snaturino il suo aspetto
originale (secondo la legge regionale n.14 del 2007
il carattere di monumentalità può attribuirsi agli
uliveti che presentano una percentuale minima del
60% di piante monumentali all’interno dell’unità
colturale, individuata nella relativa particella
catastale, mentre per carattere di monumentalità
viene attribuito quando la pianta di ulivo possiede
età plurisecolare deducibile da dimensioni del
tronco, con diametro uguale o superiore a
100 cm, misurato all’altezza
di
130 cm dal suolo) e la
gestione sostenibile del suolo attraverso il ricorso
a interventi conservativi dello stesso (inerbimento
controllato, sfaciatrinciatura, ecc.) al fine di
evitare l’innescarsi di fenomeni erosivi, di
riduzione della sostanza organica, di erosione della
biodiversità vegetale, e vietando forme di
distruzione del profilo del suolo e del rapporto con
i banchi calcarei sottostanti attraverso forme di
spietramento e macinazione dei banchi calcarei; la
corretta gestione delle piante secolari attraverso
le corrette potature ed evitando troncatura drastica
della chioma e potature energiche sulle branche di
primo e secondo ordine.
Il territorio di Ostuni risulta fortemente
interessato dalla presenza di ampie porzioni del
proprio territorio agricolo occupate da oliveti
monumentali, ed è stato uno dei primi Comuni a
vietare l’espianto e il commercio fuori dal proprio
territorio di alberi di olivo monumentali. In
quest’area si sono consumate varie iniziative
virtuose sia da parte di imprenditori che di
organizzazioni collettive per la promozione sia
degli oliveti secolari che dell’olio che ne deriva,
dalla nascita della prima DOP sull’olio extravergine
di oliva in Europa, alla realizzazione della Strada
dell’olio DOP “Collina di Brindisi” che mette
insieme aziende olivicole, agrituristiche, frantoi
oleari, centri storici in un primo tentativo di
promuovere in maniera univoca prodotto e territorio
attraverso la sua esplorazione con itinerari
opportunamente segnalati; alla ipotesi di
realizzazione di un Parco Agrario degli olivi
secolari che comprenda una fascia di territorio
omogenea posta in corrispondenza della piana
olivetta prospiciente il mare dei territori di
Monopoli, Fasano, Ostuni e Carovigno che ha visto
coinvolti in attività di programmazione partecipata
imprenditori, associazioni, enti locali, istituti di
ricerca organizzata dal Dipartimento di Urbanistica
del Politecnico di Bari; alla realizzazione di
un’altra strada tematica sul territorio dell’Alto
Salento che è quella del Parco Agrario degli Ulivi
secolari.
Tale percorso è stato realizzato nell’ambito di un
progetto di cooperazione trasnazionale con la
regione dell’Ibled in Siria dove si è realizzato un
altro itinerario simile che mette insieme frantoi
storici, piantate secolari, zone archeologiche,
antichi tratti stradali. Elemento caratterizzante di
questi due itinerari è la cultura dell’olivo e
dell’olio che si perde nella notte dei tempi. Il
nucleo fondatore della Comunità degli oliveti
monumentali di Puglia risultano essere l’azienda
Agricola dell’Istituto Tecnico Agrario “E.
Pantanelli” di Ostuni, la cooperativa “Libera Terra
Puglia”, che fa capo all’associazione Libera e che
gestisce i terreni confiscati alla criminalità
organizzata, ed un paio di aziende che all’atto
della sua costituzione rispettano i criteri sopra
descritti. Alla Comunità possono accedere
imprenditori agricoli le cui aziende olivicole
tradizionali ricadono nel comprensorio dei Comuni di
Ostuni, Carovigno, Fasano e Monopoli e che intendono
promuovere un modello di agricoltura sostenibile e
rispettoso dell’ambiente e del paesaggio agrario che
da secoli caratterizza questa parte del territorio
pugliese.
Azioni e materiali prodotti con il progetto:
rinaturazione e miglioramento degli habitat,
depliant, pubblicazione divulgativa. Il progetto è
stato realizzato con risorse proprie della Comunità
degli oliveti monumentali di Puglia ed il contributo
delle aziende associate.
Sito WEB:
http://paesaggio.regione.puglia.it/osservatorio/scheda_2_segnalazione.php?id_prt=169&KT_back=1
Valutazione WWF: +++
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