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PREMESSA
Ostuni
città dalle bianche mura in terra di Brindisi, si
erge maestosa su di un gradino carsico, protesa
ad osservare sulla naturale balconata il Mare
Adriatico.
Città di origine messapica, (l'antica Stulnium)
in netto distinguo dalle verdi campagne, nasconde
nel suo borgo antico di chiara ispirazione
orientale, importanti testimonianze storiche ed
architettoniche che giustificano il suo intenso
flusso turistico.
Negli ultimi anni grazie ad interessanti scoperte
ipogee, (in particolare uno scheletro di donna con
feto del Paleolitico superiore nella grotta di
Santa Maria di Agnano) i riflettori della scienza
mondiale si sono accesi sulla ridente cittadina,
creando nuove ed interessanti occasioni di offerta
turistico-culturale del territorio. L'importante
ritrovamento giace non più nel grembo naturale
della roccia calcarea, ma in quello di un museo,
autogestito dallo stesso suo scopritore il prof.
Donato Coppola. Smentendo ciò che la storiografia
ci ha tramandato, a seguito di questa importante
scoperta si può oggi affermare che le origini di
Ostuni, sono non solo nel più noto insediamento
messapico, ma anche all'interno delle sue numerose
cavità calcaree.
Tra le circa trenta grotte del territorio di
Ostuni sono presenti la seconda e la terza cavità
per sviluppo (Zaccaria e Complesso delle Grotte
Sant'Angelo) e la caverna più ampia di Puglia
(Grave San Biagio).
Oggetto di questo articolo è l'interessante
Complesso delle Grotte di Sant'Angelo, studiato da
numerosi gruppi speleologici italiani e pugliesi,
ciò per dare voce a tutti quegli amici che nel
corso di questi ultimi 30 anni si sono impegnati
a produrre diversi materiali. Per correttezza
metodologica, si rende necessario un riepilogo
cronologico che parte dal 1930.
LA
STORIA
Ingresso superiore:
Grotta Preistorica Sant'Angelo PU 42
La
cavità scoperta nel lontano 2 dicembre 1930
dall'Ispettore delle Guardie Municipali Saponaro,
fu visitata nello stesso anno dal prof.
Quagliati, che verificò un consistente deposito
litico ed osseo. Egli, si rese subito artefice di
importanti scavi continuati in seguito dal U.
Rellini (1935) e da C. Drago (1953). Solo quest'ultimo
però, li effettuò in maniera sistematica anche se
in diversi periodi. Gli ultimi sondaggi sono da
attribuire al prof. D. Coppola di Ostuni.
Gli scavi sopra menzionati ed i relativi studi,
(che determinarono il vincolo archeologico che
oggi proibisce l'accesso alla grotta) appurarono
l'esistenza di resti di fauna pleistocenica (Hyaena
crocuta e Bos primigenius) e di frammenti di
pietre dure lavorate, testimonianza di una
frequentazione umana sicuramente precedente al
Neolitico. Proprio a quest'ultima fase storica di
maggior frequenza umana risalgono i numerosi
reperti ceramici impressi, incisi, le ceramiche
graffiate e dipinte, l'industria litica ed ossea.
Il primo vero sondaggio esplorativo speleologico
si ebbe invece, grazie alla Commissione "Boegan
SAG-CAI" di Trieste nel 1957, con un primo
parziale rilievo di circa 200 metri (rilievo T.
Tommasini).
Ingresso inferiore:
Grotta della Cava Sant'Angelo PU 374
La
grotta portata alla luce dai lavori di scavo di
una piccola cava, nel primo rilievo del 1957
(sempre del Boegan) comprendeva solo due ambienti
consecutivi per un totale di circa 60 metri di
sviluppo. Nell'Aprile del 1968 alcuni soci del GGG
(Gruppo Grotte Grottaglie) dopo vari tentativi
sfondarono un duro diaframma alabastrino e
riuscirono ad accedere nella ben più ampia realtà
carsica. Questi, esplorarono e rilevarono circa
600 metri di gallerie e condotte forzate tutte
riccamente concrezionate e casualmente
individuarono il punto di congiunzione tra le due
cavità, dando inizio alla storia dell'intero
complesso.
Negli anni immediatamente successivi alle nuove
scoperte, gli amici di Grottaglie si resero
protagonisti di iniziative di divulgazione e
tutela del neo-complesso che videro il
coinvolgimento delle autorità locali. Nel 1975
insieme ai soci dell'Archeo Gruppo Speleologico
"F.Anelli" di Taranto, io fui invitato dal GGG ad
una escursione nelle Grotte Sant'Angelo .
Anche se giovane neofita, durante quella ed altre
visite successive, rimasi subito sorpreso ed
incuriosito dalle poche e frammentate notizie
riguardanti lo sviluppo planimetrico del
complesso. Sino al '75, i vari lavori svolti dai
due diversi gruppi restituivano su carta appena
200 metri di sviluppo per la grotta superiore e
circa 600 metri per quella inferiore.
In seguito non si realizzarono altre azioni sia
per la chiusura nel 1981 della grotta inferiore
(provocata dallo smarrimento di un impavido
ragazzino, che si concluse con il salvataggio
dello stesso dopo ore di ricerche) che per la
chiusura della grotta superiore da parte della
sovrintendenza.
Nel 1995 entrai a far parte del GGG ed esposi
subito al capo gruppo (protagonista tra l'altro
delle scoperte del '68) la mia idea di "riaprire
per finalmente chiudere" il "caso Sant'Angelo" la
mia proposta venne accettata da tutti i soci e ciò
consentì una riesplorazione più metodologica
dell'intero complesso.
Dall'analisi dei rilievi allora in nostro possesso
(Boegan '57 - GGG '68) e di quelli che man mano
riportavamo su carta, ci rendemmo subito conto
dell'esistenza di inesattezze nelle direttrici di
sviluppo e nella planimetria generale. Il punto
di congiunzione tra le due grotte non collimava
per uno scarto di circa 300 metri e cosa ancor più
grave, verificammo una differenza non rilevata di
oltre 900 metri di sviluppo (planimetrici),
nonostante alcune condotte forzate non rilevate a
causa delle ridotte dimensioni.
Man mano che andavamo avanti ci rendevamo conto,
di aver lasciato per troppo tempo nell'oblio
dell'incertezza, con i suoi 1574 m rilevati, la
seconda cavità pugliese per sviluppo. Come succede
spesso però nella vita di tutti i giorni, il
nostro entusiasmo venne subito smorzato dalle
notizie di una squadra di punta del GGG impegnata
in una disostruzione nei rami bassi della vicina
Zaccaria. Furono scoperte nuove gallerie, che ne
fecero la nuova "star" del momento, con i
suoi quasi 2000 metri, relegando ad un dignitoso
terzo posto la pur sempre rinata Sant'Angelo.
Quel periodo fu intenso di emozioni e di lavoro
per me e per i soci del GGG.
Le ultime scoperte sottolineavano ancora una
volta l'importanza di Ostuni nel panorama carsico
regionale, esaltando le sue più importanti cavità,
già note per le loro affascinanti concrezioni, con
la conferma della loro estensione.
BREVE
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Il
Complesso Sant'Angelo si apre ai margini di un
terrazzamento di calcare cretaceo, caratterizzato
da una serie di gradini sviluppati in direzione
WNW-ESE, decrescenti verso il litorale adriatico.
Questo calcare "Calcare di Ostuni" correlabile
con il Calcare di Altamura, è in genere di colore
grigio chiaro con notevole presenza nelle parti
basse di affioramenti prevalentemente di tipo
detritico ed a tratti cristallino, mentre nelle
parti alte si rilevano accumuli di microfauna
costituita da Rudiste presumibilmente del
Cenomaniano-Turoniano.
Durante il Terziario gran parte di questi calcari,
affiorarono esponendosi ad una serie di
alterazioni e modellamenti tra cui lo svilupparsi
dei primi fenomeni carsici. Agli inizi del
Quaternario si verificò un graduale abbassamento
con conseguente avanzamento del mare, il quale
depositò sui calcari altri tipi di sedimenti. La
zona, risulta complicata da elementi tettonici
secondari che hanno pesantemente condizionato il
modellamento del sistema carsico. Tutta l'area
limitrofa al complesso è interessata da un
consistente numero di faglie ortogonali, mentre
nell'intera zona di Ostuni sono visibili fenomeni
carsici superficiali quali doline e campi solcati.
L'ultima emersione è attribuibile alla fine del
Pleistocene inferiore, con il ritiro graduale sino
ai margini attuali del mare.
DESCRIZIONE DELLA CAVITÀ
Ingresso inferiore
Una
volta arrivati con l'auto nello spiazzo
antecedente la grotta e osservata la muratura
posticcia recante una porta con serratura, si
avverte subito la sensazione di blindatura forzata
a cui la grotta è stata sottoposta (la sua chiave
sino ad ottobre 1997 era depositata presso i
Vigili Urbani di Ostuni, oggi è di nuovo in
possesso del proprietario del terreno, il quale
purtroppo non è intenzionato a renderla neanche
agli studiosi).
Superato l'insolito scenario speleologico si
trova L'Androne, un cavernone dal
soffitto (h 10 m) visibilmente sconvolto da
assestamenti di origine clastica ormai conclusi,
che presenta sulla destra un consistente accumulo
di materiale franato saldato. Questo ambiente,
preludio a ciò che il buio nascondeva sino al
'68, ad una prima attenta osservazione presenta
gli strati calcarei orizzontali e interessati da
due sistemi di diaclasi, il principale più
visibile, in direzione dello sviluppo della grotta
ossia direzione SE, il secondo invece taglia il
primo con un angolo di 70°. Sicuramente la
evidente diaclasi agevolò le fasi di ricerca sia
dei primi sia dei secondi visitatori, infatti
seguendo quella principale, in fondo all'Androne,
per mezzo di un angusto passaggio tra colate, si
accede ad una serie di ampie sale sequenziali.
Gli interessanti ambienti che si susseguono,
alternati da stretti passaggi artificiali (Sala
Boegan, Sala della Frana e Sala del Papa)
hanno soffitti visibilmente fratturati tuttora
in sfaldamento, con strati di potenza variabile da
10 a 100 cm disposti in andamento monoclinale con
immersione verso sud di circa 15°, e pavimenti
ricolmi di pietrame clastico. Questi pur avendo
subito nel tempo scempi vandalici che hanno
danneggiato le numerose concrezioni concedono
ancora scenari di suggestiva emozione, in un
susseguirsi di sfumature cristalline ora pendenti
ora adagiate sulle fratturate pareti.
Lungo le linee di sviluppo delle diaclasi, sono
concentrate il gran numero di concrezioni che in
alcuni punti si saldano tra loro formando un
esteso drappeggio di colonne che compongono lungo
il percorso un'elegante e creativo portico.
Soprattutto nell'ultima sala, quella del Papa, (lung.34
x larg.8 x h.12) in parte salvata dal degrado,
spiccano imponenti composizioni stalagmitiche come
"il Calvario" ed "il Papa", e un'alta e bianca
colonna detta "il Bacio" contornata da trasparenti
cortine. (Attualmente, deturpata da segnaletica
stradale....)
In fondo, la grotta cambia bruscamente la sua
geologia e dalla morfologia con ampie e
concrezionate sale, attraverso due pozzetti, ci si
addentra in un sistema molto districato di
condotte forzate che si dipartono su due
direttrici principali, una verso S e l'altra verso
E su due livelli altimetrici indipendenti.
La linearità dello sviluppo topografico, viene
interrotta dalla presenza quasi labirintica di
queste condotte forzate che nel tempo hanno
subito fasi di evoluzione perdendo in gran
parte le loro forme primitive.
In alcuni punti, queste mantengono inalterate le
forme trasversali ellittiche, tonde, ed a
serratura, in altri punti sono state parzialmente
modificate da sfaldamenti e crolli mentre nella
loro fase di maturità si sono riccamente
concrezionate con colonie di minuscole
eccentriche e di fragili cannule.
Lungo le condotte di sinistra che vanno verso sud
con non poche difficoltà è possibile rintracciare
il punto di congiunzione con la Grotta
Preistorica. L'unione delle due grotte si rende
possibile solo attraverso un foro di dimensioni
limitate (può passare solo una mano) e la scelta
di non allargare questo passaggio è più che
giustificata dall'esigenza di preservare la zona
archeologia da ulteriori atti vandalici.
Per la presenza di aria forzata, in queste
condotte andrebbero effettuate ulteriori ricerche,
che potrebbero portare alla scoperta di altri
punti di contatto con la grotta superiore o ad ...
Ingresso superiore
Risalendo a sinistra il crinale della collina, a
poche decine metri dall'ingresso della Grotta
Inferiore un pozzetto di 4 metri di profondità,
(risultato dell'azione di assestamento
dell'ambiente ipogeo) immette nella Grotta
Preistorica. (Ricordo che la Sovrintendenza ha
posto una robusta cancellata)
Il primo ambiente, presenta un pavimento in forte
pendenza ricolmo di depositi terrosi che
ricoprono gli eventuali depositi clastici. Il
soffitto molto fratturato, si presenta a strati
orizzontali con potenza di questi variabile da 20
a 100 cm.
La grotta si sviluppa lungo un sistema di
diaclasi fra loro parallele e intersecanti, le
principali degradano in due direzioni, verso SE e
verso O.
Il ramo di sinistra in direzione SE è costituito
da una galleria (Galleria Anulare) di lunghezza
complessiva di 50 m., con soffitto dissestato
oggetto di frane recenti e pericolose e quasi
privo di forme carbonatiche. Attraverso una frana
e percorrendo un budello di stretti cunicoli si
ritorna sulla direttrice principale di sviluppo
della grotta nel punto 6.
Scendendo verso O lungo un pendio colmo di detriti
ma agevolati dalla presenza di gradini artificiali
approntati durante le fasi di scavo cui facevo
menzione in precedenza, si costeggia sulla destra
una serie di colonne che ci indicano la direttrice
della diaclasi si accede al Salone Tetro. (così
denominato per la presenza lungo le pareti e sulle
concrezioni di numerose colonie di muschi e
licheni di colore cenere che rendono l'ambiente
particolarmente buio)
L'ampio salone (che misura 30x20x8 con il
soffitto a botte e gli strati orizzontali di
potenza variabile tra i 20 ed i 120 cm) è
caratterizzato da numerose buche sul piano di
calpestio realizzate per raggiungere l'antico
strato preistorico e da imponenti muretti a secco
e cumuli di pietrame di scarto che rendono
disordinato e triste lo scenario.
Sono visibili, in questo salone, tre linee diverse
di diaclasi: la principale in direzione O che
continua anche lungo la parete al di sotto di una
grossa e pericolosa frana che impedisce ulteriori
approfondimenti, la seconda sul lato sinistro
verso SO identificabile grazie ad un gruppo di
stalattiti, stalagmiti e colonne, ed infine
l'ultima parallela alla Galleria Anulare in
direzione SE.
L'approfondimento della cavità si estende proprio
lungo quest'ultima diaclasi riccamente
concrezionata ma altrettanto deturpata. La
planimetria, pur conservando la direttrice
principale orientata verso S (parallelamente alle
condotte forzate di sinistra della grotta
inferiore) diventa labirintica, con decine di
deviazioni e di piccoli ambienti sovrapposti,
tutti un tempo riccamente concrezionati, oggi
ridotti a teatrini diroccati con i soffitti colmi
di "mozzoni" ormai senza vita. Spostandosi
lateralmente, nelle parti più anguste delle
gallerie sono visibili molteplici concrezioni
come: cannule, stalattiti eccentriche, vaschette,
formazioni perlicolari, ed altri fenomeni ipogei
come le vermicolazioni argillose.
Nel punto 11 la grotta dopo una deviazione a
doppia esse, (visibili sulla destra una serie di
strette condotte meandriforme parallele ancora in
fase di disostruzione) intercetta tramite diversi
pozzetti sul soffitto il ramo superiore parallelo
a quello inferiore. Alcuni di questi pozzetti
immettono in un terzo ambiente intermedio ma di
breve sviluppo.
Nel Ramo Superiore la " Sala dei Pozzetti " ha
conservato il suo aspetto primitivo di collettore
idrico. Questa infatti, presenta pareti lisce
modellate dalle acque che si rigettarono
attraverso i pozzetti prima citati, nel ramo
inferiore. (fase questa che ha interrotto lo
sviluppo orizzontale di questo ramo)
Le due gallerie si uniscono anche nel punto 14
tramite altri due pozzi. Proseguendo lungo S la
grotta sembra chiudersi in una piccola saletta
concrezionata ma dietro una colata si nasconde
il punto di collegamento con la PU 374.
Ritornando nel punto 14 in direzione O attraverso
uno stretto passaggio tra frane vi è la presenza
di un fitto sistema di condotte forzate (alcune
parzialmente rilevate per l'esigua dimensione) a
tratti franate sulle quali, dato la vicinanza con
la PU 374, bisognerebbe effettuare ulteriori
indagini e disostruzioni.
CONCLUSIONI
La
regione Puglia vanta un ricchissimo catasto
speleologico per lo più di grotte con sviluppi
planimetrici limitati ed escludendo il fenomeno
di Castellana, fino al 1995 dopo i 1500 m. di
Porto Badisco, non si conoscevano cavità di
sviluppo oltre gli 800 metri. Le ricerche sul
territorio di Ostuni del GGG del GSM ed ora anche
del SC Cryptae-Aliae, le scoperte di Grotta
Zaccaria con i suoi 2000 metri e le verifiche di
Grotta Sant'Angelo con i suoi 1574 (al 2° e al 3°
posto in Puglia) dimostrano che oltre al
conosciuto e alle certezze scientifiche, con la
caparbietà e la ricerca si possono sfatare miti e
dati legati ai risultati momentanei.
Per il lavoro di esplorazione, disostruzione dei
nuovi cunicoli, rilievo e raccolta dati ringrazio
gli amici: Fanigliulo Ciro, Sannicola Carla, De
Giorgio Ciro, Giliberto Marco, Di Palmo Patrizio,
Elia Alfonso e Casamassima Annarita che hanno
collaborato attivamente e con passione, ancora
Gilberto Mario e Carlos Solito per l'aiuto
nell'elaborazione dei dati raccolti.
Non meno importante in questi ultimi anni è stata
la collaborazione di Aurelio Marangella.
Infine doverosi ringraziamenti vanno sia al
Sindaco di Ostuni per la sensibilità e la
disponibilità offerta che al Prof. Donato Coppola.
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Su
invito del Gruppo Grotte Grottaglie, ho svolto
una serie di ricerche di Biospeleologia nelle
grotte di Ostuni.
La
prima grotta analizzata è stata la Zaccaria, la
ricerca si è svolta su entrambi i piani in cui
questa si sviluppa tramite l'osservazione diretta,
ossia senza l'uso di trappole. I risultati sono
piuttosto scarsi: la parete superiore è risultata
completamente azoica, nessun tipo di associazione
parietale all'ingresso, nessuna traccia di
escrementi o di resti di animali morti. (In
seguito gli amici di Grottaglie notavano la
presenza di un insetto che si spera in seguito di
catturare). Nella parte inferiore è stato notato
solo un Troglophylus andreini: Ortottero
diffuso nel Mediterraneo orientale; in Italia sono
presenti tre specie, due nelle Alpi e una in
Puglia. La specie pugliese, l'andreini
appunto, dà luogo a due razze: una diffusa in una
zona nord-occidentale e una nel Salento. La quasi
totale assenza di specie animali in questa grotta
può essere dovuta alla mancanza di risorse
trofiche oppure, cosa che maggiormente mi auguro,
al particolare periodo in cui abbiamo svolto le
ricerche. Infatti gli animali ipogei non sempre si
trovano sul piano di calpestio poiché il loro
habitat naturale è costituito dalle migliaia di
microfratture presenti in una cavità e solo
accidentalmente risalgono in superficie alla
ricerca di cibo o in condizioni particolari di Ur.
C'è anche da tener presente che il substrato della
grotta è costituto da massi di crollo che mal si
prestano all'uso di trappole a tempo. È quindi
necessario intraprendere, con l'aiuto degli amici
del GGG, nuove ricerche soprattutto in periodi
diversi.
Riporto ora alcuni dati climatici rilevati alla
Zaccaria.
Misurazioni effettuate a circa metà grotta
superiore in corrispondenza di una pozzetta di
acqua: (26-02-95)
T° aria: 17.8 °C -
T° roccia: 17.3 °C - Ur: 20%
T° acqua pozzetta:
16.9 °C
Salone
terminale:
T° aria: 18.9 °C -
T° roccia: 18.7 °C - Ur: 86%
Maggiore fortuna si è avuta nelle grotte di Sant'Angelo:
in quella superiore sono stati catturati un
Isopode e un Chilopode, in quella di sotto tre
ragni. Gli Isopodi costituiscono uno degli ordini
più ampi di crostacei e il gruppo degli Oniscidi
rappresentano quelli terrestri, noti perché si
richiudono su se stessi in caso di pericolo. Gli
Isopodi in prevalenza sono spazzini e onnivori;
gli Oniscidi si nutrono di alghe, muschio e di
qualsiasi materiale vegetale e animale in
disfacimento. Quasi tutti i terrestri appartengono
al sottordine Oniscoidea. Gli Oniscidi non hanno
mai evoluto una cuticola cerosa come quella degli
Insetti o dei Ragni per ridurre la evaporazione
attraverso il tegumento, per cui tendono a vivere
in zone ad alta Ur, generalmente hanno occhi poco
sviluppati e, nelle specie ipogee, completamente
assenti. La capacità di arrotolarsi a palla
assicura protezione e contribuisce a ridurre la
perdita di acqua per evaporazione. L'esemplare
raccolto è un troglofilo ed è lungo 5 mm.
I Chilopodi sono una classe di Artropodi, noti
anche come centopiedi, l'esemplare catturato ha un
colore rosso bruno e molto probabilmente si tratta
di un troglofilo. L'ultimo paio di zampe è più
lungo e può essere usato come difesa muovendolo
come pinza. I centopiedi sono molto veloci e sono
predatori, la loro dieta è costituita in
prevalenza da piccoli Artropodi. Le prede sono
individuate e localizzate toccandole con le
antenne o con le pinze.
L'esemplare catturato è lungo 10 mm. Tutti questi
animali sono stati spediti ai vari specialisti per
essere classificati.
Per quanto riguarda i ragni, i tre esemplari sono
tutti maschi e la lunghezza totale del corpo è
rispettivamente: 3.65 mm, 2,30 mm, 2.20 mm. In
generale essi presentano:
- Prosoma liscio, di colore giallastro, pressoché
circolare, il cui diametro misura in media 1.10
mm; anteriormente presentano cheliceri robusti e
ben definiti. Gli occhi sono sei (quattro centrali
disposti su due file a coppia e due laterali).
- Opistosoma verdastro, allungato, sacciforme e
regolare (lunghezza rispettivamente 1.80 mm, 1.10
mm, 1.10 mm), inferiormente presenta due polmoni
lunghi circa metà dell'opistosoma stesso. Esso
termina con filiere in gruppo conico ben definito.
- Le zampe sono lunghe, munite di irti peli e
dello stesso colore del prosoma.
Per una più approfondita classificazione sarebbe
opportuno valutare il tipo di seta emessa (lanosa
o vischiosa) e catturare esemplari femmine. In
linea di massima: se la seta è di tipo lanoso
questi ragni appartengono al sottordine dei
Labidoragni Cribellati, se invece è di topo
vischioso alla famiglia dei Disderidi o dei
Clubionidi. Gli esemplari sono stati prelevati a
circa 150 metri dall'imbocco della grotta.
Notiamo in genere:
a) un addome piuttosto piccolo rispetto ai loro
parenti epigei, e ciò è dovuto molto probabilmente
alla carenza di cibo;
b) un inizio di depigmentazione.
Possiamo concludere che si tratta di organismi che
presentano delle variazioni rispetto ai loro
parenti epigei, cioè di animali troglofili.
Grotta Sant'Angelo
Inferiore
T° : 17.5 °C
Grotta
Sant'Angelo Superiore (2-4-95)
T° : 13.7 °C -
Ur : 75%
Desidero ringraziare per la collaborazione sullo
studio dei Ragni il Prof. Lucio Vernich.
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