Comune di Ostuni

Assessorato alle Politiche Sociali

Laboratoriocittaragazziostuni

 

 

 

Incontrarsi giocando con l'arte

 

 

Un Mare di incontri nella Città Bianca: storie, giochi, libri ed altro dei Bambini del Mediterraneo

 

Settimana dei Bambini Mediterranei

20 – 26 ottobre 2003

 

Quinta edizione

 

 

 

Un mare di giochi e di incontri con l'arte:

i bambini colorano il Mediterraneo!

 

a cura dei Comuni di Ostuni, Ceglie Messapica, Latiano, Mesagne, Carovigno, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Vito dei Normanni e Oria.

 

Integrazione 2003 di Lorenzo Caiolo

 

Il 2003

         La seconda guerra del Golfo e la sua formale conclusione con le sue quotidiane uccisioni, l’abbattimento del regime di Saddam e la gioia del popolo curdo, le crescenti tensioni in Africa con i milioni morti di fame e di AIDS, gli spiragli di pace nella sanguinante area del conflitto israelo-palestinese, le morti per emigrazione…milioni di persone che manifestano per la pace, migliaia di bandiere arcobaleno appese ai balconi…

         Un’umanità in sofferenza…un’umanità in movimento e determinata a rivendicare e operare per condizioni di maggiore giustizia e di pace per tutti.

         Rispetto a tante azioni e condizioni di ingiustizia, la novità del nuovo Millennio è l’aumentata consapevolezza e l’accresciuta partecipazione dei popoli nel determinare i destini del pianeta (diritti negati, massacri, fame, inquinamento).

 

 

La Settimana risponde

         Ogni uomo ha il dovere di non dimenticare o trascurare il dramma di un altro uomo. Dalle bandiere sui balconi e dalle grandi manifestazioni, bisogna passare alle azioni quotidiane per modificare gli stili di vita e le relazioni tra Paesi.

         “La pace possiamo e dobbiamo costruirla sull’apertura di noi stessi tradotta nel quotidiano con l’accoglienza, la solidarietà, il perdono come assunzione degli altri nel cerchio della nostra responsabilità” (Silvio Turazzi).

         La crescente globalizzazione impone la consapevolezza dell’interdipendenza: ciò che accade alla mano sinistra non può non interessare (incidere) alla mano destra.

         La nuova Europa non può nascere senza la convinta adesione di tutti i suoi membri ai principi costitutivi, fondati, anche, sul valore della pace e della solidarietà.

         La Settimana dei bambini del Mediterraneo si va affermando sempre più come luogo emblematico di sperimentazione di incontri e di dialogo tra culture. Da Ostuni partono ogni anno   messaggi e testimonianze che mirano a modificare comportamenti e ad incidere nella realtà mentale per far avanzare, nei fatti, una nuova cultura per un nuovo Mediterraneo.

         Dalla consapevolezza e la denuncia delle situazioni di ingiustizia, la Settimana con i suoi mille incontri (ultima edizione: 25 mila partecipanti) promuove ogni anno azioni e riflessioni a tema per introdurre nuove pratiche rivolte all’infanzia.

 

        

Arcobaleno di incontri e di giochi con l’arte

         Ho richiamato prima lo scenario in cui si svolge la nostra vita di uomini che abitano il Mediterraneo: in questo scenario noi vogliamo far emergere un arcobaleno di speranza, di giustizia, di fraternità…di giochi e di incontri con l’arte.

         Dal gioco al gioco con l’arte: questo è il tema prevalente dell’edizione 2003. Avrà un posto centrale l’arte, considerata come conoscenza e come produzione.

         Nel grigiore asfittico generale è urgente ed indispensabile avvicinare i bambini e i ragazzi all’arte, metterli in contatto con una fonte di molteplici e positivi stimoli.

         Gli attuali stili di vita sono insostenibili: la qualità della vita e delle relazioni sono sempre più spesso causa di tensioni a tutti i livelli e di condizioni psicologiche stressanti. In giro c’è troppa violenza, troppo odio, troppa conflittualità, troppa superficialità, troppe brutture…troppo cattivo gusto!

         Le nostre città piccole e grandi sono spesso “luoghi assolutamente immondi, invivibili, di pura disgregazione sociale” (Renzo Piano). Le parti più belle delle nostre città sono state il frutto di “una cultura diffusa”, di una logica armoniosa, di un equilibrio durato secoli. Oggi, “siamo eredi indegni del nostro passato…tanto che siamo riusciti nella non facile impresa di trasformare le nostre città da luoghi di cultura diffusa a luoghi di incultura diffusa”.

         E’ chiaro che tutto ciò si riverbera sul modo di vivere la città e sul modo di formarsi delle personalità. La forma, lo spazio e il colore degli ambienti di vita condizionano lo sviluppo della percezione e alimentano l’immaginario. L’agire e il progettare di ogni singola persona e, quindi, dei gruppi sono determinati da queste particolari esperienze percettive.

         Il pianeta del terzo millennio è abitato da molte esistenze prive di senso e di bellezza, perché il loro immaginario è alimentato da elementi e forme deteriori, tendenti al superficiale: prevale un’abitudine al brutto, non si comprende più la bellezza: “un mondo che non sa più riconoscere la bellezza e fare i conti con essa non è attratto neppure dal bene e non sa perché debba preferirlo al male” (Von Balthasar).

         Siamo attorniati frequentemente da immagini e realtà di guerre, di odio, di naufragi mortali quotidiani, di mercificazione globale e totale, di cuori spenti, di paesi divisi, di razzismo, di mondi chiusi, di luoghi distrutti, di mediocrità politica, di speranze tarpate, di povertà umana e culturale.

         “Non basta denunciare e deplorare le brutture del nostro mondo!” (Cardinale Martini).

         Bisogna agire per ridurre le zone di mediocrità, perché ci sia più “bellezza” nella vita delle persone, delle città e delle Nazioni.

         “Il mondo sarà salvato dalla bellezza” (Dostojewsky).

         Abbiamo bisogno della bellezza, ché essa genera civiltà e perfeziona l’umanità. Bisogna promuovere e coltivare il buongusto: “attitudine dello spirito o dei sensi a gustare e apprezzare le cose belle o buone o comunque raffinate” (Vocabolario della lingua italiana - Treccani).

         L’arte è la via maestra per sviluppare tale attitudine: essa è fattore essenziale e potente nel processo di formazione. L’esperienza artistica, tra l’altro, coinvolge l’interezza della persona. In essa sono presenti forme di esperienze diverse: da quelle sensoriali-percettive a quelle immaginative, dalle scoperte che si compiono nel mondo fisico, naturale e sociale a quelle che rientrano nel campo dell’interiorità, dell’immaginazione.

         Secondo Antonio Faeti, la pedagogia dell’arte può “riassumere, concentrare in sé, e anche risolvere, i problemi dell’educazione. Si può ritenere, infatti, che, ritrovando gli occhi, anche l’etica delle buone maniere, anche il coraggio dell’apprendimento, anche la passione dei contenuti…possano rientrare nel processo di formazione dei giovanissimi”.

 

        

Partire dai bambini

         Partire dai bambini…”E’ lì che bisogna operare, altrimenti i bambini sono già condizionati a un pensiero distorto, a un pensiero chiuso; sono soffocati nelle loro possibilità creative e fantastiche. Quindi, se si vuole cambiare la società, è proprio lì che si deve operare per sperare in un mondo migliore fra qualche generazione” (Bruno Munari).

         Quest’indicazione e la relativa scelta etica (egli passa dalle Università alle scuole materne) di Munari costituisce la motivazione fondante del tema prescelto per la quinta edizione della Settimana dei bambini del Mediterraneo.

         Se vogliamo formare esseri liberi, indispensabili a far evolvere il mondo, dobbiamo educare i bambini all’arte. Dobbiamo creare laboratori di creatività e di libertà, secondo le indicazioni etiche e metodologiche di Munari. Egli ha inventato, per questo, “i laboratori per bambini”. Ha elaborato il metodo del “giocare con l’arte”. L’arte intesa nella sua dimensione percettiva e in quella creativa. Si tratta, altresì, di arricchire la cultura visiva di tutti, in particolare dei bambini, per portare “arte” nella vita.

         Il gioco è la via, in cui i bambini s’incamminano meglio. Gioco come piacere, come creatività, come esercizio di libertà, come disciplina, come variabilità. Il 2003 rappresenta il trentesimo anno dalla pubblicazione di uno dei più importanti testi sulla pedagogia e sulla pratica della creatività. Parlo della Grammatica della fantasia di Gianni Rodari.

         Se Rodari ha introdotto questo gioco nella lingua, Munari lo ha portato nell’arte. Ambedue hanno testimoniato e teorizzato con intensa passione l’etica della creatività, offrendo anche metodi e strumenti originali. “Io cerco di promuovere la creatività…per far essere i bambini più creativi e meno ripetitivi…Io penso a un paese molto civile dove tutti possano fare dell'arte” (Bruno Munari).

         Uno degli elementi fondamentali della “filosofia” della Settimana dei bambini del Mediterraneo è: partire dai bambini per creare una nuova umanità affaciantesi su quel mare, perciò il messaggio etico-pedagogico di Rodari, di Munari e di Faeti costituisce un urgente appello molto cogente: “Quando io faccio i laboratori per i bambini è un’operazione che mi dà moltissima soddisfazione, perché incide sul reale. Cioè: se un mio pensiero di tecnica, di indagine e di comunicazione entra nella testa di un bambino e impara anche lui a curiosare, a capire e a camminare da solo, vuol dire che nel futuro – visto che i bambini sono la società del futuro che è già qui adesso – ci sarà qualche persona in più che è dalla parte giusta…Dipende da questi primissimi anni, dall’esperienza e dalla memorizzazione dei dati, se l’individuo sarà libero o condizionato. Gli adulti dovrebbero rendersi conto di questa grandissima responsabilità dalla quale dipende il futuro della specie umana" (Bruno Munari in: Hortus a cura di Luciano Marucci).

 

 

Arricchire l’immaginario

         Da sempre l’immaginario e il modo di pensare sono stati influenzati dai materiali visivi a disposizione: le immagini hanno un forte e precoce potere suggestivo ed orientativo. Ciò è molto riconoscibile, oggi, nel rapporto che esiste tra comportamento dei piccoli (e non solo) e influenza dei modelli televisivi.

         Sulla base di tale constatazione s’innesta l’urgenza etica e pedagogica di diversificare, arricchire ed affinare l’immaginario e il gusto infantili: al solito materiale tv, bisogna affiancarne altro. La molteplicità e non l’unicità, le diversità e non l’omologazione per poter promuovere menti plurali e aperte.

         Dice a questo proposito Ferruccio Giromini: “I bambini dovrebbero essere posti in condizione di poter osservare tranquillamente qualsiasi segno, qualunque linguaggio visivo: geroglifici egiziani e computergrafica, Rembrandt e Miro, i Pokemon e il Signor Bonaventura, Giotto e Walt Disney, Canova e Henry Moore, Nam June Paik o Happy Days. Il gusto si forma accumulando dati e facendo dei confronti. La migliore scuola (elementare) di vita e di estetica è il sintagma contro il paradigma” (in: Sfoglialibro, dicembre 2001).

 

 

L’arte è mescolanza di culture

         L’arte ha una forza enorme contro la banalità e gli stereotipi. Essa aiuta le relazioni, favorisce gli incontri e le mescolanze. L’arte qui considerata è quella che educa ad amare il bello, che aiuta a sviluppare la creatività, che favorisce il dialogo tra culture.

         Molti studiosi d’arte ritengono (e hanno dimostrato) che l’arte è mescolanza di culture: emblema, per eccellenza, d’incontri. A tal proposito Frédérique-Sophie sostiene: “L’arte ha bisogno di nuova linfa, come gli uomini. Non si concepiscono bambini tra consanguinei: provoca malattie, ed anche un’arte senza mescolanza s’impoverirebbe, degenerata. Dall’antichità le forme dell’arte fanno propri codici e stili di altri popoli…” (Dada. La prima rivista d’Arte, settembre 2002). Ed è per questo, che nel contesto della Settimana dei bambini del Mediterraneo, l’arte si presta bene a fungere da sfondo, d’ambito di ricerca di fonti d’uguaglianze e differenze e da catalizzatrice di incontri tra portatori di culture diverse.

         L’arte ha un linguaggio universale, ha seduzione, provoca fantasia e creatività, vuole coinvolgere nel suo gioco fantastico. La suggestione artistica favorisce le interazioni. Le seguenti riflessioni di Héliane Bernard possono costituire il manifesto di un nuovo Mediterraneo pieno di arte e di dialoghi:

         “Invasione, evasione: da sempre le popolazioni s’incrociano e s’intrecciano, le storie si mescolano, i linguaggi vengono scambiati, le forme corrispondono. I viaggiatori trasportano e portano. Così corrono le immagini. Così nascono altre immagini.

         Immigrazione, emigrazione: popolazioni arrivano. Altre vanno e tornano. Così si scambiano, si impregnano, si trasformano gli spiriti e gli artisti, queste vedette, ascoltano il loro tempo e manifestano nella forma i cambiamenti e le trasformazioni. Più che in altre in epoche, nell’Europa del XX° secolo, essi hanno attinto dalle Arti primitive, alle arti lontane e sacre per rinnovare l’arte, tornare all’essenza della forma…

         Meticcio, meticciato, contaminazione: le musiche, le parole, le forme, gli uomini esplorano il mondo, si incrociano e si mescolano affinché nascano altre musiche, altre parole, altri uomini, aperti al mondo e agli altri”(in: Dada, settembre 2002).

         L’arte ci abitua al confronto, all’interpretazione, ci offre la scoperta di nuovi modi di pensare e di essere. E’ continuo spostamento di confini, superamento di stereotipi, sconvolgimento di gerarchie, è invenzione di nuovi scenari, di nuovi stili, di nuovi linguaggi.

E’ la più concreta forma di interculturalità, anche perché in essa si scopre la falsità della superiorità del modello culturale dell’occidente rispetto ad altre culture…

…Allora, la scelta dell’arte come via migliore per avvicinarsi alle altre culture e per costruire ponti di dialogo e di collaborazione tra esse, si pone in continuità con le precedenti edizioni, che avevano come strumenti-ponte le fiabe e il gioco. Il mondo creato dall’arte ci dà l’opportunità di trovare delle differenze, curiosità, similarità ed elementi universali.

 

 

Arte laboratorio gioco

         Il laboratorio e il gioco sono le migliori modalità di familiarizzazione dei bambini con l’arte. Attraverso il laboratorio e il fare si scoprono altri mondi, altri modi di pensare, altri amici e il valore di ciò che viene da lontano.

         Scrive, a questo proposito, Marco Dallari: “Vivere un rapporto corretto con l’arte significa intenderla non come un dato ma come un processo. Per questo sono convinto che l'approccio didattico all’arte vada pensato e realizzato nella forma del laboratorio”. E poi oltre aggiunge: “Il laboratorio, grazie alle chiavi di lettura, alle strategie d’approccio e ai materiali d’uso che vengono rinnovati e re-inventati per ciascuna mostra, ciascuna occasione, ciascun progetto non vogliono creare esperti d’arte, ma persone capaci di utilizzare e condividere l’esperienza dell’arte”( in: Provincia di Roma, La Biblioteca dell’arte – Quaderni di Sfoglialibro a cura di Daniela Imperi).

         Dalla capacità di stupirsi, si tratta di passare alla possibilità di fare e rifare. Un rifare che non è copiare, ma è ri-vivere in maniera attiva e soggettiva. Tutto ciò costituisce un utile esercizio a stabilire un rapporto col mondo e con gli altri in modo critico, costruttivo e creativo.

         Un altro modo di avvicinare i bambini(e non solo)all’arte è quello del gioco. Giocare e fare costituiscono un binomio fecondo ben teorizzato e sperimentato da Bruno Munari. Egli, con i suoi laboratori, ha dimostrato che l’arte viene meglio scoperta e “assimilata” attraverso il gioco.

         L’arte somiglia molto al gioco.

         Giocare è provare piacere, è scoprire, è fare, è creare. Per educare all’arte conviene partire da questo giocare…toccare…fare…”…è sbagliato quando gli adulti, per far capire qualcosa a un bambino gli fanno dei lunghi discorsi invece che fargli vedere, toccare e provare a fare. Vale sempre il famoso proverbio cinese che dice: se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco"(Bruno Munari).

         Il gioco per il bambino è lo strumento più immediato di scoperta e di apprendimento: esplorare i giochi dell’arte fa vivere in modo creativo la scoperta delle regole della creatività. Attraverso il gioco i bambini esplorano come e con che cosa possono comunicare utilizzando segni forme e colori.

        

         Claudio Cavalli, ricollegandosi e ispirandosi(nella sua attività) a questa filosofia e a questa metodologia, sostiene che “il gioco è uno strumento essenziale per offrire suggestioni e conoscenze che tendano ad educare alla visione, al buon gusto e all’estetica in maniera divertente ed attiva…I bambini e i ragazzi hanno un corpo, dei sensi, intelligenza e sentimenti con i quali possono entrare in relazione con l’arte degli adulti purché abbiano occasioni di fare, manipolare, giocare con diversi linguaggi”.

         Giocare con l’arte educa anche ad interagire con gli altri e a stabilire rapporti originali con la realtà. Sull’efficacia educativa generale del metodo munariano Piero Bertolini ha affermato: “Come sa bene chiunque le abbia applicate nei contesti a lui più consueti, le indicazioni di Munari funzionano, e funzionano in modo davvero straordinario! I bambini, giocando e confrontandosi con i compagni e con gli adulti, apprendono, ma soprattutto scoprono il mondo, se stessi, se stessi nel mondo con gli altri, mettendo a frutto un clima di curiosità e di interesse capace di stimolare ad un tempo il desiderio, la fantasia, ma anche l’attenzione per la realtà che sta loro attorno”(Prefazione in Silvana Sperati, GIOCANDOSCOPRENDO).

 

 

Illustrazione e formazione dell’immaginario

         Anche il mondo multiplo del libro si offre come buon viatico per il meraviglioso mondo dell’arte. Oltre ai formati, ai materiali, l’illustrazione e i relativi albi illustrati costituiscono un modo specifico ed originale di arricchire il patrimonio iconico e dell’immaginario, a partire dai primi anni.

         Per molto tempo “l’illustrazione del libro per bambini è ancora legata ad una rappresentazione realistica, naturalistica e descrittiva…che spesso veicola una visione del mondo mistificante, lontana dagli atteggiamenti reali dell’infanzia. Un modello che affonda le sue radici nell’errata convinzione che l’illustrazione per l’infanzia debba essere fatta su misura per l’infanzia, perché ai bambini non è dato di avvicinarsi all’arte…un modello che privilegia la rappresentazione piuttosto che l’immaginazione e in cui le illustrazioni, stereotipate o sdolcinate, tendono ad uno pseudorealismo di maniera”(Livio Sossi).

         Poi tutto cambia e allora l’illustrazione diventa arte a tutti gli effetti, capace di creare un nuovo gusto, di interpretare la realtà secondo una particolare visione. “Se oggi in Italia l’illustrazione per l’infanzia può affondare le sue radici nella storia dell’arte e guardare senza paura alle nuove correnti artistiche, il merito è anche di Rosellina Marconi Archinto, la prima grande donna dell’editoria per ragazzi che con grande intuito ha saputo comprendere il nuovo”.

         Oggi, ormai, sempre più si sostiene e promuove la consapevolezza del ruolo svolto dall’illustrazione nella formazione dell’immaginario infantile, nell'educazione estetica e nel dialogo tra culture. Ellen Handler Spitz nel suo "Libri con le figure" ci rivolge uno stimolante ed impegnativo invito: “Se è vero, com’è vero, che ci preoccupiamo di quello che entra nel corpo dei nostri bambini, non minore attenzione dobbiamo dedicare a quanto penetra nella loro mente”.

 

 

Diritto all’arte per crescere bene

         Gli Stati, le Istituzioni, gli educatori e gli adulti devono garantire a tutti i bambini una formazione completa: devono creare le condizioni per lo sviluppo di tutte le potenzialità sensoriali, motorie, cognitive, affettive e creative.

         In tale logica, lo sviluppo e l’esercizio della dimensione artistica non costituiscono un optional, ma costituiscono una necessità per favorire una crescita globale per soddisfare dei diritti sanciti anche dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia(ONU 1989):

         “Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni ed idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale e scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo”(art.13).

         “…l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: di favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità”(art.29).

         Non vi può essere libera espressione, se non ci sono bambini con occhi, sensi e mente allenati, curiosi, critici e creativi; se non vi sono persone che hanno la possibilità, tutte, di usare e decodificare tutti i linguaggi (…parafrasando Rodari: Tutti gli usi della parola a tutti).

         “Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto…di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica…rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica…”(art.31).

         Il soddisfacimento del diritto alla cultura, all’arte e alla creatività si pone come una necessità rispetto al rischio imperante di sovraesposizione agli innumerevoli stimoli spesso mediocri o deteriori, di omologazione e di atrofizzazione di parti importanti della dimensione psichica e fisiologica.

         “Fra le innumerevoli cose viste e sentite, circondati da tanta informazione, bombardati da un immenso materiale visivo e audiovisivo, privati dello spazio e del tempo della riflessione, della rielaborazione e del commento, bombardati da progetti modulari tesi esclusivamente all’apprendimento e all’intrattenimento, i bambini e le bambine di oggi hanno infatti ben poche occasioni di riflessione critica e di comportamento attivo, e ben pochi modelli di riferimento culturale e linguistico capaci di andare oltre le categorie dello stereotipo”(Marco Dallari).

         Allora…far giocare con l’arte per sviluppare identità, capacità di riflessione, attività e creatività per avere uomini e donne completi, aperti al dialogo all’accoglienza e non chiusi, frammentati e pericolosi.

         La quinta edizione della Settimana dei bambini del Mediterraneo intende richiamare l’attenzione dei responsabili delle Istituzioni e degli educatori sulla necessità di agire per soddisfare al meglio questi diritti fondamentali. Essi riguardano l’ambito familiare, il quartiere, la città, la scuola, gli Stati.

         Le iniziative previste, invece, daranno la possibilità di esercitare i vari tipi di approccio all’arte e di approfondire teoricamente le varie problematiche ed opportunità legate all’arricchimento dell’immaginario e all’esercizio della creatività nei vari ambiti e per le varie funzioni. Gli educatori hanno bisogno di far crescere le loro conoscenze e competenze artistiche, alfine di offrire ai bambini situazioni di esercizio delle abilità estetiche.

 

 

I mille colori dell’arte

         Nelle attività proposte a bambini e educatori si è tenuto conto di offrire un ventaglio di possibilità multiple: i laboratori d’arte, l’arte in strada e nella città, l’arte in gioco, storie di arte, l’arte nelle culture, l ’arte dei popoli, l’arte degli artisti, l’arte dei bambini, l’arte degli illustratori, l’arte in mostra, l’arte da giocare, l’arte da fare e da capire.

         L’arte di cui si parla qui è l’arte dei più disparati linguaggi creati dall’evoluzione del pensiero e del vivere umani. Efficace, a tal proposito, quanto espresso da Francesco De Bartolomeis: “E’ essenziale non limitarsi al disegno, alla pittura e alla scultura. L’arte adopera nuovi mezzi che vanno fino all’informatica e si estende alla fotografia, alla grafica, al   cinema, alle cosiddette arti applicate, ai beni culturali architettonici e urbanistici”

         Attraverso le mille strade dell’arte ci si può riappropriare delle proprie capacità, della propria storia, degli spazi, della città…della propria vita.

         Mi piace concludere questa parte riprendendo un’immagine già utilizzata in passato e presa in prestito da Matilde Callari Galli: <<A volte sono stata circondata da immagini che provano l’inesauribile voglia di giocare di bambini che tra le macerie delle loro abitazioni distrutte e nello squallore di un campo di rifugiati ridono ancora felici perché hanno trasformato in giocattolo un bastone o un grumo di fango. E insieme a loro mi si dispiegava davanti la dedizione di adulti che, consapevoli dell’importanza del gioco nella vita infantile e nella costruzione identitaria, progettano e costruiscono giocattoli con materiali “leggeri”, trasportabili, riproducibili e li offrono a un’infanzia che ha sperimentato e sta tuttora sperimentando situazioni terribili>>.

         L’inesauribile voglia di giocare dei bambini, anche in situazioni terribili, l’attenzione di adulti consapevoli: questa è l’immagine che la Settimana dei bambini del Mediterraneo edizione 2003 vuole riaffermare, là dove anche il “giocare con l’arte” può aiutare a cancellare e trasformare le situazioni “terribili” del mondo povero e le situazioni “terribili” del mondo consumista.

 

 

Un Mediterraneo da favola: Mare e Culture

         Tra le iniziative previste nel programma dell’edizione 2003, vi è la mostra d’illustrazione (Un Mediterraneo da favola: Mare e Culture) prodotta da Leggermente di Favotti e Cantamessa di Napoli e dal Centro Studi di Letteratura Giovanile di Trieste. Il sottotitolo esplicita ancora meglio la pertinenza perfetta della mostra con i temi della presente edizione: “Il Mediterraneo nell’immaginario visivo: storie di culture che si intrecciano proposte da 60 Illustratori”.

         Riporto alcune parti del testo di catalogo di accompagnamento redatto dal direttore artistico (Livio Sossi) per meglio esplicitare i collegamenti teorici ed operativi che sono presenti tra le due esperienze: Mostra e Settimana dei bambini del Mediterraneo 2003.

         <<Il Mediterraneo, culla di tante antiche civiltà, profuma di storie. Sono storie narrate, storie parlate, storie sussurrate nelle notti di plenilunio, storie che artisti – artigiani… hanno saputo trasferire a volte sulla pagina mantenendo l’andamento proprio del narrare orale. Sono storie di pirati, storie di ricchi mercanti e di condottieri, storie di schiavi incatenati e di saggi pesci parlanti, di agane e di altre fate d’acqua. Storie di sirene ammaliatrici.

Mediterraneo è tutto questo. E’ l’incontro e lo scambio di culture diverse, di religioni diverse, di popoli diversi che qui, su questo mare, hanno imparato a convivere e a rispettarsi, a scambiarsi reciprocamente i doni: la lingua, la scienza, i miti, le fiabe…

         Raccontare il Mediterraneo è allora raccontare… le sue tante culture che si intrecciano e si sovrappongono. E’ testimoniare che la nostra società è una società plurietnica e multilinguistica; che la norma fra gli uomini è il plurilinguismo e non il monolinguismo.  E’ sostenere che le nostre appartenenze sono multiple e che le identità si strutturano proprio nel cambiamento. I confini linguistici e culturali esistono proprio perché vengono continuamente attraversati. Scrittori e illustratori raccontano le storie di questi attraversamenti, raccontano i cambiamenti che derivano dai nostri incontri con gli altri…

         Mediterraneo: mare e culture da comunicare ai bambini. Territorio di un’esperienza educativa fondamentale che consenta al bambino un diverso sentire e un sentire diverso. Un’esperienza che inizia con il concetto di identità, che è consapevolezza di appartenenza ad un gruppo, ad una cultura, ad una nazione, ma è anche coscienza che all’interno del gruppo siamo tutti diversi e che il nostro gruppo appartiene ad un gruppo più ampio, di cui facciamo parte…                      Sono questi gli obiettivi che si propone questa grande mostra di illustrazione dedicata al Mediterraneo, la prima presentata qui a Napoli, che ho voluto suddividere per l’appunto in due distinte sezioni: mare e culture.  Ed è questo che hanno voluto rappresentare nelle loro immagini i sessanta illustratori invitati.

         “Il mio mondo immaginario” scriveva ancora Calvino – “è stato influenzato per prima cosa dalle figure del “Corriere dei piccoli” . Erano gli anni ’20 e il noto settimanale per bambini proponeva le immagini del gatto Felix di Pat Sullivan, di Fortunello di Opper e quelle di Antonio Rubino uno dei grandi figurinai italiani, magistrale interprete del liberty. L’illustrazione era allora espressione delle correnti artistiche. E oggi?  Da che cosa è alimentato oggi l’immaginario dei bambini italiani e dei bambini di tutto il mondo? Stereotipi iconici e “Dumbo mal disegnati” continuano a imperversare sul mercato. C’è un’illustrazione commerciale. E c’è il pericolo di un’omologazione dell’immaginario, di quello visivo come di quello narrativo. Lo denuncia con forza uno studioso americano, Jack Zipes, nel suo recente saggio Oltre il giardino . Lo dimostra il problematico anche se meritato successo di Harry Potter, che lo stesso Zipes definisce “inquietante”. Dobbiamo combattere quest’omologazione che è approdata nella nostra letteratura giovanile ed affermare la ricchezza della diversità culturale. Dobbiamo ricostruire una cultura dell’immagine. La mostra “Mare e Culture” vuole portare il suo contributo proprio in queste direzioni>>(Livio Sossi).

 

 

Gli altri comuni

         Lo svolgimento della Settimana vede, ormai, la partecipazione di migliaia di bambini e di decine e decine di esperti di alto livello. E’ diventato un appuntamento molto richiesto e molto partecipato. Molteplici sono le occasioni d’incontri, di confronti, di dibattito culturale, di formazione, di nuove acquisizioni teoriche ed esperienziali. Ogni edizione segna una tappa nuova nella definizione e azione di una sempre più avanzata ed articolata cultura dell’infanzia.

         La particolare fecondità di tale iniziativa è stata considerata anche come opportunità di interazione con altre amministrazioni comunali. Già nella passata edizione il coinvolgimento organizzativo di altri comuni ha trovato ottimi riscontri sul piano dell’arricchimento del programma e della disseminazione degli effetti benefici contenuti nella filosofia e modalità dell’iniziativa: in ogni comunità partecipante si è determinato un protagonismo nuovo dell’Ente locale (e dei suoi servizi) in interazione coordinata e coordinante con le scuole, le famiglie e l’associazionismo.

         Nella quarta edizione la rete dei Comuni co-organizzatori si è allargata e rafforzata: Palagianello, Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni, Fasano, Carovigno, Mesagne, San Pancrazio Salentino e Latiano, sono i centri che hanno aderito. La quinta edizione vede la partecipazione nuova del comune di Oria.

         L’auspicio è che da una collaborazione episodica, si passi alla creazione di una rete di comunità che si allei per la progettazione e realizzazione di un sistema di opportunità per l’affermazione di diritti dei bambini e non solo.

 

 

Le delegazioni

         La centralità della manifestazione è costituita dalla presenza dei bambini e delle delegazioni provenienti da altri Paesi del nostro Mar Mediterraneo. Gli ospiti rappresentano l’elemento catalizzatore dei temi affrontati e delle iniziative in svolgimento.

         Si risponde in modo concreto al desiderio dei bambini di incontrare bambini di altri Paesi. Si realizzano effettivi incontri sulla base dello scambio paritario di risorse proprie della civiltà di provenienza. Ogni anno si sono conosciute storie e culture nuove, alimentando quel flusso positivo di comunicazione e di dialogo, che potrà portare ad un nuovo Mediterraneo.

         Nella presente edizione si è voluto riconfermare l’interesse per l’area sofferente del Medio Oriente: la permanente tragedia dei bambini israeliani e palestinesi non poteva lasciarci indifferenti. E, anche in questo caso, i bambini ostunesi hanno chiesto con forza di incontrare e far incontrare questi loro coetanei che vivono nel terrore continuo, ”come in una perenne prigione”. La Settimana, con tutte le sue istanze, intende lanciare un forte appello ai grandi per porre termine alla carneficina e all’odio e creare le condizioni di pacifica convivenza di due antiche civiltà che tanto hanno contribuito alla ricchezza civile e culturale del Mediterraneo e del mondo intero.

         La presenza delle delegazioni francese e croata (con la presenza della Comunità degli Italiani di Buie) ci riportano alla voglia antica e nuova di Europa per la pace: un Paese fondatore e un Paese che desidera far parte della famiglia europea.

         Si riconferma, altresì, la feconda presenza degli amici albanesi per i fitti e crescenti rapporti esistenti tra i due Paesi e per il contributo culturale ed umano che in ogni edizione hanno portato.

 

 

Torino : città educativa

         La città di Torino rappresenta, da tempo, un modello di organizzazione e funzionamento dei servizi per l’infanzia. La ricca rete di opportunità di cui i ragazzi e le famiglie possono usufruire, costituisce un’enciclopedia piena di indicazioni, stimoli, innovazioni, acquisizioni e risposte alle molteplici esigenze dell’infanzia. La produzione culturale pedagogica e i servizi che fanno capo al Progetto Gioco costituiscono un punto di riferimento per tutti quelli che intendono agire in modo efficace per innalzare la qualità della vita di bambini e famiglie, partendo dalla centralità e trasversalità del gioco.

         L’Assessorato ai Servizi Socio-Educativi e lo staff del Progetto Gioco (guidato dalla coordinatrice pedagogica dottoressa Maria Carla Rizzolo) si caratterizzano per la qualità del modello e per l’apertura e collaborazione che offrono alle altre realtà. Si impegnano per promuovere situazioni positive per l’infanzia, condividendo i loro processi e le loro conquiste. Saranno presenti nella quinta edizione con significative risorse umane, attività e materiali (Assessore Paola Pozzi, Responsabile del Progetto Gioco Maria Carla Rizzolo, sei operatori del Progetto Gioco).

 

 

GioNa: Associazione Nazionale Città in Gioco

         “Il gioco, nelle sue molteplici forme e attività(ludoteche, tornei, musei, attività educative e di formazione, centri gioco, feste…), è un elemento chiave della qualità della vita e una risorsa spesso non abbastanza valorizzata.

         L’Associazione Nazionale delle Città in Gioco(che si è data l’impropria sigla di GioNa)raccoglie Comuni, Comunità montane e Province che intendono promuovere la valorizzazione del gioco, dei percorsi e degli eventi ludici, le occasioni di studio, di formazione e di ricerca…

         L’associazione GioNa nasce per coordinare e rilanciare le molte attività ludiche che si svolgono sul territorio nazionale, e per promuovere la crescita e la diffusione della cultura del gioco…”

         Dalla terza edizione l’idea di GioNa ha avuto un posto di rilievo nelle iniziative di riflessione, ora che è costituita ed operante GioNa è presente nell’organizzazione e nello svolgimento di attività significative: Mostra/Percorso ludico(L’Italia che Gioca), Incontro delle Associazioni delle Città in Gioco, Assemblea GioNa e Consiglio direttivo.

 

 

Tolbà: illustrazione storie solidarietà

         Tolbà è un’associazione di medici volontari. Obiettivi principali sono: promuovere lo stato di salute degli immigrati e dei cittadini residenti nei Paesi in via di sviluppo, tutelarne l’integrità e la cultura, stimolarne la crescita sociale e culturale, promuove iniziative per migliorare la conoscenza e di conseguenza i rapporti sociali fra cittadini stranieri e popolazione locale, promuove iniziative di solidarietà internazionale rivolta ai paesi di maggiore provenienza degli immigrati.

         Con questo spirito sono stati realizzati numerosi progetti in Italia e all’estero (Ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale di Girokastro in Albania, Costruzione di una scuola per i ROM a Girokastro con il contributo della Regione Basilicata, Programma didattico e ludico della durata di un anno a Posusje in Bosnia, Centro di accoglienza di Kosovari in Albania, Progetto di prevenzione per la talassemia in Albania, Progetto per la creazione di una farmacia in Somalia, Progetto di costruzione di una casa per orfani.

         L’Associazione, per finanziare i propri progetti, oltre a raccolte di fondi presso Enti pubblici e cittadini, pubblica libri di scrittori stranieri, tradotti e illustrati in molte lingue; questa attività consente di reperire fondi e contemporaneamente di diffondere le culture degli immigrati con l’ausilio di autori ed illustratori di ottimo livello.

         Le pubblicazioni, molto ben curate e originali sul piano della grafica e della proposta, costituiscono buoni strumenti per il piacere del leggere, per l’arricchimento dell’immaginario, per un fecondo approccio multiculturale.

         L’Associazione ha ricevuto molti riconoscimenti prestigiosi per le azioni di solidarietà e per le pubblicazioni; ultimo, in ordine di tempo, quello della Regione Trentino Alto Adige: Premio Internazionale “Parole senza frontiere”.

 

   

Più città più formazione più laboratori

         I luoghi di svolgimento preferiti saranno i cortili delle scuole, le strade, le piazze. Il gioco, così come proposero i ragazzi del Consiglio Comunale, torna in strada e all’aperto, aiutandoli, in tal modo, a riappropriarsi della città.

         Saranno maggiormente considerati i momenti di formazione rivolti agli educatori, perché tutte le nuove acquisizioni teoriche ed esperienziali possano diventare patrimonio dei nostri bambini tramite l’accresciuto sapere degli educatori.

         Molto spazio sarà affidato alla dimensione laboratoriale: fare, costruire, sperimentare, interagire, appropriarsi di tecniche per familiarizzare bene con l’arte e provare forti emozioni e vivere esperienze esemplari ,da rivivere e diffondere.

 

Le opportunità (alcune sono da confermare)

·        Giocattoli e arte. Gli artisti invitano a giocare. Il laboratorio, l’arte, la creatività con materiali di recupero (Dada).

·        L'Italia che gioca: Mostra/ percorso ludico (Città di GioNa).

·        Incontri di arte, popoli e culture. I meticciati culturali (Dada).

·        A bottega con Bruno Munari e Gianni Rodari. Laboratorio di creatività iconico - linguistico (Anna Maria Novelli).

·        Gli aborigeni, la via dei canti, i colori naturali, i racconti, simboli, segni e storie da guardare (Barbara Tomassini e Andrea Malcisi).

·        Piccole storie di ombre. Filastrocche animate dalla pittura dal vivo e ombre (Gek Tessaro).

·        La Bellezza salverà il mondo (Mons. Rocco Talucci).

·        Storie da Terzo Mondo (Spettacolo teatrale della Compagnia dell’Altopiano Regia di Carlo Formigoni).

·        Giochiamo con l’arte (Silvana Sperati).

·        Libri con arte e editoria solidale (Associazione Tolbà).

·        Mio fratello rinoceronte. Animali da disegnare, guardare per comprendere e rispettare (Gek Tessaro).

·        I bambini del Mediterraneo ris-coprono il loro volto. Laboratorio di pittura sul viso (Daniela Fontanot).

·        Il Kurdistan con gli occhi dei bambini. Disegni ed altro dei bambini dell’Iraq e di Venezia (Gulala Salih Comune di Venezia).

·        Giocare con l’arte della ceramica secondo Munari (Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza)

·        Bambini non rompete le scatole. Laboratorio di creatività tra spot e scatole (Antonio Ferrara).

·        In viaggio con Giac nei centri storici. Caccia al tesoro fatta ad arte e con arte (Associazione S.I.N.G. di Oria).

·        Vieni in Istria. In viaggio con la Guida curata dai Ragazzi di Buie (Livio Sossi e ragazzi di Buie).

·        Pane arabo e nutella. Come i pini di Ramallah…I bambini preparano il nuovo Mediterraneo (Antonio Ferrara).

·        C’era una volta un pittore. Filastrocche storie giochi e marionette (Elio Giacone).

·        Tra i due litiganti, nessuno gode. (Spettacolo teatrale della Compagnia dell’Altopiano Regia di Carlo Formigoni).

·        Non rompete le favole (Teatro della Cicala).

·        Stranieri come noi. Incontri tra culture attraverso l’estetica (Antonio Ferrara).

·        Pagine d’autore (Elio Giacone).

·        Giochiamo con Leo Lionni ed altri (Francesca Archinto).

·        Gioc’Arte. Il grande gioco dell’arte: un gioco a squadre per ragazzi per scoprire e leggere un’opera d’arte giocando (Associazione Così per Gioco – Palermo).

·        Giochiamo con la scienza (Carlo Carzan).

·        Avventure tra l’arte (Enzo Longo).

·        Le culture in gioco. Percorso tra i giochi e i giocattoli di 10 Paesi (Jan Pierre Paschetta dei Centri di cultura per il gioco della Città di Torino).

·        Un mondo per giocare. Il gioco per l’incontro tra i popoli (Maria Carla Rizzolo, responsabile dei Centri di Cultura per il Gioco – Città di Torino).

·        La vita in gioco! Riflessioni sul gioco e sulla serietà, Bateson e dintorni (Anna Maria Venera – coordinatrice Centro per la Cultura Ludica – Città di Torino).

·        I colori delle emozioni. Le mille sfumature della comunicazione (Anna Maria Venera – coordinatrice Centro per la Cultura Ludica – Città di Torino).

·        Fate il vostro gioco! Il colore come strumento per realizzare giochi e giocattoli (Nino Ricciardone – ludoteca Serendipity – Centri di Cultura per il Gioco – Città di Torino).

·        Giochiamo con le storie (Lia Levi e Maria Colaccicco).

·        Viaggio a Brigadoon (Compagnia del Girasolo).

·        Artisti per caso. Carta – colore – creatività (Luisa Lucchese Centri di Cultura per il Gioco – Città di Torino).

·        Natura colorata. Immaginare e giocare con gli elementi naturali (Cristian Moneta).

·        A teatro con La luna nel Pozzo.

·        Giro…Girotondo…cambia il mondo (proposta teatrale dei ragazzi delle scuole di San Michele Salentino. Coordinamento generale Rosaria Gasparro).

·        L’illustrazione nella formazione dell’immaginario, nell’educazione estetica del bambino e nel dialogo fra culture (Livio Sossi).

·        I bambini, la guerra…l'arte (Teresa Sarti Strada - Emergency)

·        Dipingiamo le fiabe (Aziz Fuad).

·        Artescrittura (Ronit Dovrat).

·        Volto sconvolto (Ronit Dovrat).

·        Laboratori d'arte (Licei di Ostuni).

·        Per violino solo. Le peripezie esilaranti e tragiche di un bambino ebreo nell’Italia delle leggi razziali (Aldo Zargani).

·        I bambini, le storie, le illustrazioni e le edizioni…C’era una volta (Alfredo Stoppa).

·        Amici per lo spazio (Gina Basso e Victor Rambaldi).

·        Storie e Illustrazioni per piccoli grandi bambini con le Giravolte (Cecilia Fabbri e Cecco Mariniello).

·        Giochi per stare meglio (Elio Giacone).

·        Dal nulla cose d’arte. Laboratorio creativo (Animatrici di moda IPSSS – BR coordinamento Marilena Iaia).

·        I viaggi di Giac. Racconto, giochi, avvicinamento ai grandi maestri dell’Arte contemporanea (Maria Letizia Meacci).

·        Imparare i segreti del cinema con chi lo fa (Andrej Longo).

·        Un Mediterraneo da favola. Mare e culture. Mostra di illustratori (Associazione culturale Leggermente di Napoli e Centro Studi di Letteratura Giovanile di Trieste).

·        Storia vera dell’assedio alla Natività di Betlemme (Padre Ibrahim, Giuseppe Buonavolontà e Marc Innaro).

·        Un’improbabile storia di Gianni Rodari (Teatro a cura della S.MS. “San Giovanni Bosco – Ostuni. Adattamento e regia di Alessandro Fiorella).

·        Al cinema…

·        Seminari di formazione.

 

a cura di Lorenzo Caiolo

locaiolo@libero.it